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Navi di luce nel cielo – Gli UFO di Carlos Diaz

È da un bel po’ di tempo che non vi parlo di UFO e alieni. E siccome il Cosmo è tanto vasto e sconosciuto, eccovi un aneddoto decisamente curioso e affascinante.

Conoscete la storia degli UFO di Carlos Diaz? Prima di tutto: chi è Carlos Diaz? È un fotografo messicano, ma soprattutto è un “contattista“, cioè una persona che afferma di essere entrata in contatto con entità extraterrestri. E in effetti, il suo caso ha fatto la storia nel ramo dell’ufologia, dando del filo da torcere anche agli scettici. Torniamo indietro nel tempo, fino al 1981: Carlos Diaz si trovava nei pressi della città di Tetpotzotlán (Messico), mentre percorreva una strada isolata. A un certo punto si accorse della presenza di una struttura luminosa e sferica che stava levitando nel cielo, sopra le montagne circostanti. La fotografò immediatamente e l’oggetto che immortalò lo descrisse come una “luce”, con una forma simile a una cellula vivente e pulsante.

Carlos Diaz
Uno degli scatti originali di Carlos Diaz

Non fu un singolo episodio, al contrario, ne seguirono tanti altri, quasi tutti documentati attraverso i suoi scatti, che vennero analizzati da alcuni tra i maggiori esperti al mondo. Furono eseguiti diversi test per controllare che le fotografie non fossero contraffatte o manipolate.

Tra questi, venne condotta un’indagine sui negativi dal professor Victor Quesada dell’Università Nazionale Autonoma del Messico: Diaz sfruttava infatti pellicole chimiche e non macchine fotografiche digitali. La sperimentazione confermò che l’immagine era impressa sulla pellicola e che non era stata ritoccata in alcun modo.

Inoltre, gli studiosi notarono che l’UFO non rifletteva la luce circostante, ma ne emetteva al propria, esattamente come descritto da Diaz. L’ufologo tedesco Michael Hasemann, in una collaborazione tra i laboratori degli USA e della Germania, provò a osservare più in dettaglio gli scatti tramite un processo computerizzato atto a valutare i pixel e i profili termici dello strano oggetto. Conclusione: esso aveva una sua composizione tridimensionale, con una grandezza compresa tra i 30 e i 50 metri. Fu dunque escluso che fosse stato applicato qualcosa di piccolo vicino all’obiettivo per creare un gioco prospettico. L’UFO era reale e anche di dimensioni importanti.

Naturalmente, non è mancato un tentativo di debunking (smascherare) tecnico da parte degli opinionisti miscredenti: per loro poteva trattarsi di uno strumento come una lampada alogena sospesa in aria con un cavo sottile vicino all’inquadratura, sebbene questa possibilità fosse stata ampiamente smentita.

Un’ulteriore spiegazione razionale: i cosiddetti fulmini globulari e le luci telluriche. Sono dei fenomeni naturali che hanno luogo con particolari condizioni geologiche e metereologiche. In questo caso, la maggior parte degli avvistamenti avveniva sopra il vulcano Popocapetepl, che, insieme alla catena montuosa vicina a Tepotzlán, contiene un’elevatissima quantità di ferro e minerali magnetici nelle sue rocce. L’arrivo di una tempesta combinato a un attrito geologico può generare veri e propri globuli di plasma, che possono essere scambiati per oggetti volanti non identificati. Però… Rimane che le foto siano state esaminate in maniera più che approfondita. Veramente si può confondere a tal punto un episodio atmosferico con un UFO?

Eppure, prima ho definito Carlos Diaz come un “contattista”: in effetti, lui non si limitò a comprovare la presenza degli UFO, ebbe veri incontri del quarto tipo con gli alieni (e se volete leggere altri articoli sui contatti alieni, potete cliccare qui e qua). Nelle sue testimonianze raccontò di trovarsi in macchina, nello stesso territorio, quando improvvisamente la sua auto fu circondata da una nebbia gialla fortemente luminosa, che emanava calore. In seguito sarebbe svenuto, subendo quello che in questo campo di competenza è conosciuto come “missing tíme“, ovvero un vuoto temporale in cui i ricordi si fanno sfumati (molto tipico nei “rapimenti”). Sarebbero riemersi in un secondo momento, anche grazie all’ipnosi regressiva.

Secondo quanto narrato, gli esseri che gli avrebbero parlato non erano i classici omini verdi o grigi tanto noti, ma delle entità fatte di pura luce ed energia provenienti da un piano esistenziale completamente diverso rispetto al nostro. Carlos Diaz li descriveva come dei “pedacitos de sol” (“pezzetti di sole“).

Egli afferma di essere stato “rapito” più volte: durante ciascun incontro, gli avrebbero spiegato di disporre di svariati osservatori In giro per il globo, dislocati in zone desertiche (e quindi… in mezzo al nulla… cosa osservano, mi chiedo io!!) o all’interno dei vulcani (come, appunto, il Popocatépl).

Il loro messaggio era chiaro: volevano avvertire Diaz dell’imminente crisi umanitaria dettata dalle nostre stesse azioni. Il nostro progresso tecnologico stava (sta) superando un punto di non ritorno, stava (sta) surclassando la moralità e ci stava (sta) conducendo verso il baratro dell’auto-estinzione. A differenza di tante altre profezie decantate da chi afferma di aver parlato con gli alieni, questi non sarebbero giunti sulla Terra per intervenire e salvarci. La loro funzione è un’altra: quella di custodi, di specchio riflesso del nostro operato, cosicché ci si possa rendere conto di quanto stiamo esagerando… Ma perché scegliere Diaz e non, per esempio il Presidente?

Gli esseri di luce affermano che il cambiamento deve provenire unicamente dalla razza umana. I loro osservatori nei deserti e nei vulcani servono solo affinché possano bilanciare e ripulire le alterazioni energetiche causate dalle nostre azioni, ma non sono la soluzione al problema. Carlos Diaz affermava che gli esseri non si spostano “fisicamente” come noi uomini, ma vivono oltre il concetto di linearità temporale (beh a questa conclusione, forse, ci siamo arrivati, capendo che il tempo non è lineare, ma circolare): viaggiano, inoltre, nello spazio tramite le vibrazioni.

E non è tutto: avrebbero confessato a Diaz che la Terra non è un semplice pianeta, ma un essere vivente mastodontica con una propria biologia (e in effetti… non è per caso stato scoperto che ha un “battito cardiaco”?). Ogni colpo che le infliggiamo, come l’inquinamento sistematico e il prosciugamento ossessivo delle sue risorse, le fa letteralmente del male. Naturalmente, Carlos Diaz venne sottoposto a un’accurata perizia psichiatrica dopo il resoconto. A occuparsi di tale compito fu John Mack, professore di psichiatria presso la Harvard Medical School, nonché Premio Pulitzer. La diagnosi: Diaz era sano come un pesce, non soffriva di allucinazioni e nemmeno di manie di protagonismo. Apparentemente, stava dicendo la verità.

Rimangono comunque alcuni dubbi, poiché le ipnosi regressive di cui si è servito il fotografo per rimembrare i rapimenti alieni sono ormai considerate inaffidabili dalla comunità scientifica: capita spesso che vengano generati falsi ricordi da queste sessioni.

Ciononostante, le sue testimonianze si dimostreranno sempre estremamente coerenti, così come le sue foto non verranno mai smentite. Altre persone, inoltre, confermeranno nel corso degli anni di aver visto gli stessi strani oggetti nel cielo. Ragion per cui, a oggi, Carlos Diaz resta uno dei contattisti più credibili al mondo. Nel 2023, tra l’altro, sono avvenuti nuovi avvistamenti ufologici nella stessa area, dando ancora più credito al suo caso.

Beh, l’universo è tanto vasto e conosciamo così poco della nostra realtà… Chi può dire che quanto raccontato sinora non sia reale?

Recentemente, nell’anno corrente 2026, Carlos Diaz ha trasformato tutta questa storia in un libro. Il titolo in italiano è “NAVI DI LUCE – Questa è la mia esperienza”. Se volete scoprire come sono cominciati i suoi incontri del terzo e del quarto tipo con gli esseri fatti di luce, questo è un documento ricco in dettagli su tutta quanta la vicenda, compreso il loro ammonimento ecologico.

E per chi se lo fosse chiesto: no, Diaz non ha fotografato un velivolo militare segreto o sperimentale. La NASA e il governo scelgono con cura le zone per testare simili macchinari. L’area messicana interessata è lontanissima da questi territori.

Dal punto di vista cinematografico, ovviamente, il tema del contatto è stato sfruttato in ogni modo possibile. Posso menzionarvi quattro film nello specifico. Il primo è “Il Quarto Tipo”, 2009, diretto da Olatunde Osunsanmi con Mila Jovovich ed Elias Koteas: la pellicola – che combina magistralmente elementi mockumentary al montaggio cinematografico – si incentra sui casi di presunti rapimenti alieni che avvengono nella città di Nome, in Alaska.

Oppure posso consigliarvi “Dark Skies – Oscure Presenze”, un horror del 2013 per la regia di Scott Stewart con Keri Russell e Josh Hamilton: una normale famiglia sembra essere presa di mira da strane forze al di là di ogni comprensione umana e i loro figli stabiliscono un legame con strani esseri. Cosa vorranno da loro?

E poi, “Area 51”, una gradevole pellicola horror girata in stile found footage nel 2015 da Oren Peli: il protagonista, durante una festa, riceve una chiamata aliena. Per provare a capire il senso di questa interazione, decide di introdursi di nascosto nell’Area 51 insieme ad alcuni amici.

Il quarto film che vi suggerisco è uno dei miei personali “comfort movie”, uno di quelli che mi ha accompagnata da ragazzina e che ricordo con grande affetto: “Segnali dal Futuro”, diretto da Alex Proyas nel 2009, con protagonista Nicolas Cage. La trama: viene riesumata una capsula del tempo risalente a 50 anni prima e al suo interno viene rinvenuto un foglio su cui è scritta un’infinita serie di numeri apparentemente casuali. Queste sequenze sono state comunicate da forze extraterrestri.

Certamente non vi dirò a cosa si riferiscono i numeri e nemmeno perché si siano palesati gli alieni, ma il loro aspetto e il loro comportamento ricordano moltissimo le testimonianze di Carlos Diaz durante i suoi incontri.

E voi da che parte state? Credenti o scettici? Personalmente, ho scorto più di un UFO nei cieli notturni della Sicilia. Da milanese, però, so che la Lombardia è quasi sempre la prima regione in Italia per numero di segnalazioni nel report annuale del CUN (Centro Ufologico Nazionale). Magari erano frammenti satellitari… oppure erano qualcos’altro. Siamo così sicuri di essere soli nell’universo? Non vi sentite osservati dall’alto delle stelle? Un occhio di bue proveniente dalle profondità del Cosmo… Tutte supposizioni, senza ombra di dubbio? O forse no…?

Scritto da Camilla Marino