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Il karambit: uno dei coltelli più letali al mondo

Quando si parla di armi si dà per scontato che queste possano uccidere qualcuno. Lo dice il significato stesso della parola, citando il dizionario Treccani: “Arma: qualsiasi oggetto che può essere usato come mezzo materiale di offesa o di difesa; in senso stretto, ogni oggetto appositamente fabbricato per la guerra, per la difesa personale, la caccia e anche per alcune competizioni sportive”.

Oggi, voglio proporvi il karambit (conosciuto anche come kerambit, fonetica con l’accento sulla i), considerato uno dei coltelli più letali al mondo.

Si tratta appunto di un’arma originaria del Sud-est asiatico, specialmente dell’Indonesia e delle Filippine, riconoscibilissimo dalla classica forma a mezzaluna della lama e per l’impugnatura che si chiude con un anello all’estremità del manico.

Questa conformazione permette di tagliare in profondità il nemico, recidendo tessuti, nervi e tendini di braccia e gambe.

La sua creazione risale al tredicesimo secolo, ma la sua forma era leggermente diversa: infatti, era conosciuto anche come Kuku Bhima (traducibile come “Artiglio di Bhima”), ovvero una divinità induista colossale e dalla forza poderosa, raffigurata spesso con un coltello in mano.

In seguito, con l’arrivo dei commercianti arabi, questo coltello subì un’evoluzione, acquisendo la lama curva tipica della janbiya, un pugnale arabo. Tale fusione diede vita a un’arma bianca ispirata in tutto e per tutto all’artiglio della tigre (kuku mancan). Inizialmente, il karambit aveva dimensioni più importanti, tant’è vero che veniva chiamato “karambit besar” (grande karambit), ma con l’avanzare del tempo, si optò per il rimpicciolimento che conosciamo e vediamo oggi.

Per le sue proprietà, il karambit risulta un’ottima arma bianca da difesa. Il suo utilizzo viene spesso insegnato durante le pratiche di art marziali asiatiche come il Silat o il Kali. È principalmente il Silat lo sport che integra l’uso del karambit, con movimenti del corpo fluidi e lotta a terra, mentre il Kali si concentra su armi bianche e bastoni in generis.

Esistono due metodi per impugnare il karambit:

  • La presa positiva (o istintiva), ovvero la stessa che si userebbe con un qualsiasi coltello, infilando il mignolo nell’anello finale.
  • La presa tradizionale (o estesa), dove è l’indice a infilarsi nell’anello. Quest’ultimo metodo di maneggiamento permette un raggio d’azione ben più ampio, di nascondere la lama nel palmo della mano per un attacco a sorpresa o di usare addirittura l’impugnatura come una sorta di tirapugni. Sicuramente, è un tipo di presa tipica di chi è stato addestrato a usarla.

In Italia, se si è maggiorenni, è possibile acquistare un karambit per collezionismo o da chi pratica arti marziali asiatiche. Se la lama è affilata solo da un lato, come avviene nella maggioranza dei casi (per esempio con i coltelli da cucina), non occorre il porto d’armi, poiché considerato un’arma impropria. Se è affilato da entrambi i lati, invece, si necessita di una documentazione adeguata che ne certifichi il possesso.

Ovviamente, come qualsiasi arma bianca, non è comunque possibile portarlo in giro liberamente come si vuole, ma deve essere riposto all’interno di una custodia o, in caso di viaggio, dentro a un bagaglio a mano in modo da non essere facilmente accessibile.

Non vogliamo che qualcuno si faccia del male, vero?

Per i miei sempre presenti riferimenti artistici, il karambit ha spopolato nelle produzioni cinematografiche e videoludiche: mi vengono in mente due film in particolare dove questa lama diventa la protagonista di certe sequenze. Il primo è il terzo capitolo della saga di John Wick, cioè “John Wick: Parabellum”, prodotto nel 2019, con protagonista Keanu Reeves.

«Lo chiamiamo Baba Yaga.»

«L’Uomo Nero?»

«Non esattamente… È quello che chiami per uccidere fottuto Uomo Nero!»

Questa è la presentazione emblematica di John Wick, un uomo dall’aura potentissima (it’s over 9000!!!) in grado di uccidere tre uomini in un bar con una matita!

Nel terzo film, diretto da Chad Stahelski, viene palesato che nella sua “collezione” di coltelli c’è un karambit che lui usa contro i suoi nemici.

Il secondo film, uno tra i miei preferiti in assoluto, è “Io vi troverò”, del 2008, con un Liam Neeson imbestialito e iconico.

Anche in questo caso, vi riassumerò la trama con una battuta del lungometraggio entrata negli annali della storia: «Io non so chi siete. Non so che cosa volete. Se volete un riscatto, sappiate che non possiedo denaro. Però possiedo delle capacità molto particolari che ho acquisito durante la mia lunga carriera e fanno di me un incubo per gente come voi. Se lasciate andare mia figlia, la storia finisce qui, non verrò a cercarvi, non vi darò la caccia. Ma se non lo farete… Io vi cercherò, vi troverò e vi ucciderò.»

Brividi solo a riscriverla, questa citazione! Stasera mi preparo i popcorn e faccio un rewatch!

In questa pellicola intramontabile, il karambit fa la sua comparsa in una scena di combattimento molto intensa tra il personaggio di Liam Neeson e uno dei sequestratori di sua figlia. La sequenza mostra chiaramente l’utilizzo del karambit attraverso l’impugnatura tradizionale e ne evidenzia l’effettiva pericolosità.

Quindi, vi invito a non fare i fenomeni con un’arma del genere!

Peace and Love!

Scritto da Camilla Marino

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