Analizzando i dati inerenti al pubblico che mi legge ogni giorno, posso affermare che voi cari lettori siete estremamente e piacevolmente variegati: vi equilibrate benissimo tra uomini e donne, la vostra fascia di età è veramente ampia (significa che chi scorre i miei articoli potrebbe avere 13 anni, così come potrebbe averne 30, così come potrebbe averne 65) e ho constatato con gioia che circa la metà di voi proviene da oltreoceano. Quest’ultimo dato, oltreché rendermi felice, mi fa pensare a quante differenze culturali ci siano tra ognuno di noi, ma contemporaneamente anche alle similitudini che ci contraddistinguono. E sono sicura al mille per mille che tutti noi (o quasi), indipendentemente dall’area geografica in cui siamo nati, abbiamo sentito la frase “non accettare caramelle dagli sconosciuti”.
Siamo cresciuti con questo monito, esclamato dai genitori come se fosse una preghiera, la prova della loro amorevole preoccupazione affinché non ci fidassimo degli estranei. Un insegnamento che viene tramandato di generazione in generazione, ma che ha un’origine ben precisa: il rapimento del piccolo Charley Ross.
Era il primo giorno di luglio del 1873, a Philadelphia (Pennsylvania): Charley Ross (4 anni) e suo fratello Walter (6 anni) stavano giocando nel giardino di casa, quando vennero avvicinati da due individui in carrozza. I due bambini avevano già visto quei signori, ci avevano chiacchierato nei giorni precedenti, sempre di fronte alla loro magione, non avevano motivo di temerli. Vennero promessi loro un sacco di caramelle e tanti fuochi d’artificio con cui divertirsi.
Il gruppo si diresse quindi verso un negozio: i due uomini diedero a Walter 25 centesimi (corrispondenti a circa $7 attuali) per comprare i fuochi d’artificio. Quando il piccolo uscì dall’edificio, la carrozza era scomparsa e con essa il suo fratellino Charley.
Pochi giorni dopo l’accadimento, la famiglia Ross cominciò ricevere diverse lettere dai presunti rapitori: costoro chiedevano un riscatto di $20.000, una cifra astronomica per l’epoca (oggi corrisponderebbero a circa $400.000). Probabilmente, i criminali si erano lasciati ingannare dall’aspetto della villa dei Ross pensando di ottenere facilmente quella somma. Ma il padre, nonostante fosse un discreto commerciante di tessuti e articoli di merceria con un’attività propria, non stava passando un periodo economico propriamente roseo, dovuto alla crisi di quell’anno: un grave crollo del mercato finanziario conosciuto anche come “Panico del 1873”, provocato principalmente dalla sovrapproduzione industriale, alla speculazione eccessiva sulle ferrovie e al crollo della borsa di Vienna e New York.
Le lettere che venivano recapitate erano scritte in maniera totalmente sgrammaticata, forse per rendere ignota l’identità dei furfanti… O si trattava di semplice e ignoranza!
Disperati, i genitori si rivolsero alla Pinkerton National Detective Agency, un’agenzia privata di investigazione che, a differenza della polizia locale di Philadelphia, poteva operare anche al di fuori dei confini dello Stato.
Il padre di Charley mobilitò l’intera Pinkerton in quello che viene ricordato ai posteri come il primo vero caso mediatico di massa del rapimento di un minore nella storia degli USA: vennero distribuiti 700.000 volantini raffiguranti una xilografia di Charley, specificando i dettagli fisici, i vestiti che indossava il giorno della sua scomparsa e le modalità con cui era stato adescato. I volantini vennero appesi ovunque, nella speranza che qualcuno potesse fornire qualche notizia e, magari, riuscire a raccogliere l’ammontare del riscatto. Vennero fatti numerosi tentativi di incontro con i rapitori, fingendo di avere la somma necessaria, ma fallirono.
Tuttavia, il fondatore della Pinkerton (Allan Pinkerton) aveva creato qualcosa di veramente avanguardistico per quegli anni, considerato che le normali indagini da parte delle autorità consistevano sostanzialmente in ronde notturne e rudimentali e violenti interrogatori ai sospettati: egli aveva generato la cosiddetta “Rogues Gallery” (l’Album dei Furfanti), vale a dire il primo vero database fotografico centralizzato della storia, dove erano registrati tutti i criminali della zona con i loro precedenti.
Grazie a questa preziosa documentazione e a un metodo investigativo sotto copertura nei locali più malfamati della zona, si riuscì a ipotizzare l’identità dei due rapitori: William Mosher e Joseph Douglas. Identità che venne confermata a seguito di un loro tentato furto nella casa del giudice Charles Van Brunt. I ladri vennero sorpresi dalla polizia, la quale aprì il fuoco contro di loro, ferendoli mortalmente.
Mosher morì subito, ma Douglas, prima di spirare due ore dopo, rivelò che erano stati loro a rapire Charley Ross e che Mosher sapeva dove si trovasse. Non fornì ulteriori informazioni agli inquirenti e purtroppo, in mancanza di indizi, il piccolo Charley non venne mai più ritrovato. Si pensò che un poliziotto di nome William Westervelt (un conoscente di Mosher) potesse essere coinvolto, ma non esistevano prove sufficienti a confermare questa tesi.
Ma è sicuro che Mosher e Douglas fossero i reali responsabili: Mosher aveva un naso estremamente particolare, malformato sicuramente dalla sifilide o dal cancro. Walter Ross aveva descritto uno dei due adescatori in carrozza con un “naso da scimmia”.
I coniugi Ross, nonostante tutto, non si arresero mai: spesero una fortuna nelle ricerche, analizzarono più di 500 persone che, con il passare degli anni, si presentavano alla loro porta affermando di essere il loro figlio perduto. Accadde anche dopo la loro dipartita: a distanza di 50 o 60 anni, c’era sempre qualcuno che voleva convincere la famiglia di essere quel bambino ormai invecchiato.
Il caso più eclatante avvenne nel 1934: tale Gustave Blair, un anziano carpentiere, sostenne di essere stato rapito da piccolo e di essere stato tenuto in ostaggio in una grotta, prima di essere dato in affido a una famiglia adottiva che gli confessò la verità in punto di morte.
Blair ebbe la faccia tosta di ufficializzare tale dichiarazione in un tribunale dell’Arizona nel 1939, ragion per cui venne dichiarato legalmente come il vero Charley Ross scomparso.
Ma la famiglia non lo riconobbe mai, sapevano che mentiva e avevano ragione: nel 2011, i discendenti di Gustave Blair e dei Ross fecero un test del DNA per confermare o smentire una volta per tutte la sua identità.
I risultati erano chiari: non esisteva alcun legame di parentela tra le due parti.
I coniugi Ross cercarono il loro amato figlio per tutta la vita, finché non morirono: il padre nel 1897, la madre nel 1912.
Sfortunatamente, ancora oggi non sappiamo che fine fece Charley Ross, ma la sua scomparsa non fu vana.
Tutte le tecniche adottate dalla Pinkerton furono il primo passo verso quelli che sono i sistemi di allerta e di ricerca odierni compreso l’Amber Alert System americano (che prende il nome da un altro caso di sparizione, di cui vi parlerò in futuro).
Grazie all’operato della Pinkerton nacquero anche i “Libri di identificazione” nelle scuole: fascicoli su ogni bambino contenenti foto e descrizione fisica in caso di emergenza. Non solo: se a fine Ottocento la fotografia era un lusso per i ricchi in particolari occasioni, essa divenne uno strumento fondamentale per segnalare le persone scomparse.
E non è tutto: dovete sapere che fino al 1873 il rapimento di un minore non era considerato un reato grave, a meno che non vi fossero una richiesta formale di riscatto o l’accusa di schiavitù. La punizione per i colpevoli era pari a quella di una violazione di domicilio o del furto di una proprietà privata (come se un bambino fosse un oggetto…). La questione di Charley Ross fece sì che nel 1875 il Commonwealth della Pennsylvania approvò una legge (Pennsylvania Kidnapping Act) che rese il rapimento di ragazzi sotto ai 17 anni un reato capitale con condanne severissime (era ora, finalmente!). Gli altri Stati lo seguirono a ruota.
Per finanziare le indagini, il padre di Charley, Christian K. Ross pubblicò un libro nel 1876: “The father’s story of Charley Ross, the kidnapped child” (traducibile come “La storia del padre di Charley Ross, il bambino rapito”).
Il volume è noto come il primo saggio true-crime americano: si tratta di un dettagliato diario investigativo in cui sono state raccolte tutte le lettere di riscatto, le ipotesi, le prove, la cronologia del rapimento e le testimonianze.
Il libro è stato ristampato più volte nel corso degli anni in svariate edizioni disponibili su Amazon.
Tra l’altro, vi racconto un fatto curioso, un bizzarro quanto geniale metodo per rendere ancora più capillari le ricerche: i coniugi Ross commissionarono delle boccette di profumo in vetro (andava molto di moda frequentare le profumerie), realizzate apposta per richiamare la forma del busto e del volto di Charley.
Esattamente come sui moderni cartoni del latte, sulla boccetta erano segnalati l’anno di nascita e il suo nome. Il ricavato dalla vendita di tutti questi profumi sarebbe servito alla famiglia per continuare le indagini.
Il design era semplicemente brillante: le donne che lo usavano, nella maggior parte dei casi erano madri. Madri che potevano immedesimarsi nel dolore della perdita dei Ross. Inoltre, usando spesso il profumo, il volto di Charley poteva rimanere più impresso.
A questo punto, sorge una domanda, la stessa che ho posto all’inizio di questo articolo: da dove nasce la frase “Non accettate caramelle dagli sconosciuti”?
Proprio dal metodo con cui Mosher e Douglas attrassero il bambino.
Fino a quel momento, sfruttare una cosa così innocente e fanciullesca come le caramelle per adescare un ragazzino e fargli del male era inconcepibile da parte della comunità (paradossale, visto che rapire i bambini equivaleva pressocché a “rubare una cosa”…). Come ho già accennato poc’anzi, il rapimento minorile era già di per sé un crimine poco contemplato perché era impossibile pensare di poter nuocere a un bambino.
Vi ho detto che all’epoca vennero rese note le modalità del rapimento, di conseguenza venne specificato che proprio le caramelle erano l’esca. Tale particolare generò una sorta di crisi, di isteria si massa: la gente si rese conto di quanto potesse essere malvagio e machiavellico l’essere umano. Il monito da parte di mamma e papà era diventato: “Ricordati di Charley Ross e non accettare mai caramelle dagli sconosciuti”.
Il nome dello sventurato protagonista venne messo da parte, ma l’insegnamento rimase: un invito a non fidarsi ciecamente e facilmente degli estranei, a prescindere da ciò che possano offrirti.
Un amorevole e crudele divieto: crudele perché fa capire il marciume dell’Uomo, anno dopo anno, secolo dopo secolo.
