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“Horses” – Pillole di videogiochi

Oggi voglio parlarvi di “Horses”, il videogioco italiano che è stato bannato da Steam.

Non propongo spesso videogiochi ed effettivamente è una mancanza piuttosto importante nella mia testata, poiché essi sono ormai catalogabili come l’ottava arte: bisogna creare una storia, dare vita a un’ambientazione, essere meticolosi nell’elaborazione del gameplay e delle meccaniche di gioco… È un lavoro creativo complesso e di tutto rispetto. Chi è ancora convinto che i videogiochi siano “roba da bambini che brucia il cervello”, probabilmente è rimasto fermo agli anni ’90. E poi, io sono una nerd incallita dacché avevo 5 anni.

“Horses”, produzione del 2025 generata dallo studio indipendente milanese (i videogiochi indipendenti, in gergo, si chiamano “indie”) Santa Ragione e dal regista Andrea Lucco Borlera, è un perfetto esempio di come questo genere d’arte si rivolga per buona parte a un pubblico adulto.

In questo gioco interpretiamo un ventenne di nome Anselmo che, su istruzione dei genitori, va a lavorare nella fattoria di un signore più anziano, aiutandolo con le mansioni della cascina per due settimane.

Ma ben presto, il giocatore nei panni di Anselmo in prima persona, si accorge che i cavalli di cui il fattore va tanto orgoglioso, non sono veri cavalli, ma uomini e donne completamente nudi, costretti a comportarsi come veri equini, con una maschera da cavallo sul capo.

Il perché queste persone siano state “trasformate” in cavalli, ve lo lascerò scoprire per conto vostro qualora decideste di giocare, ma abbiamo sotto mano una piccola perla videoludica, considerando specialmente la provenienza italiana (sapete, non siamo grandi produttori in questo senso…).

Una palese allegoria horror, disturbante e surreale sui sistemi dittatoriali, sui regimi politici totalitari e oppressivi le cui conseguenze (nonché strumenti di potere) sono gli abusi fisici e psicologici.

L’accostamento al capolavoro letterario di George Orwell “La Fattoria degli animali”, pubblicato nel 1945, viene spontaneo, ma la vera fonte di ispirazione sicuramente notata dai cinefili, è il film di Pier Paolo Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, presentato nel 1975, tre settimane dopo l’uccisione del regista. La pellicola generò importanti proteste per oscenità e venne ritirata dalle sale, prima di essere nuovamente messa in circolazione nel 1978.

Il primo punto in comune tra le due opere è la nudità dei corpi come segno di sottomissione soprattutto mentale e dell’umiliazione sistematica.

Il primo punto in comune tra le due opere è la nudità dei corpi come segno di sottomissione soprattutto mentale e dell’umiliazione sistematica.

La regia stessa del gioco, per quanto “grezza”, è finemente curata per richiamare il cinema d’avanguardia degli anni ’70, con inquadrature fisse, crude, che impediscono di distogliere lo sguardo dagli orrori che avvengono nella fattoria.

L’atmosfera grottesca, ai limiti dell’onirico e del surreale, riporta immediatamente la mente al cinema di Fellini, con un senso di straniamento coadiuvato dalla scelta di realizzare il gioco come se fosse un film muto in bianco e nero, con l’alternarsi di scene girate in motion capture.

È proprio questa violenza e disagio psicologici e a tratti esplicitamente visivi (ci sono scene di sesso, sadismo, masochismo, abusi e schiavitù) che Steam ha bannato il gioco.

Così facendo, da una parte gli ha impedito di accedere a un’ampia fetta di guadagno; dall’altra, essendo scaricabile da altri siti (è un gioco per PC), gli ha fatto acquisire una grande notorietà. D’altronde, più una cosa è proibita, più attrae.

Eppure, in parte capisco il perché Steam abbia “espulso” questo gioco: è una trama che affronta tematiche come lo schiavismo, l’umiliazione, il lavaggio del cervello messo in atto dalle dittature per soggiogare i popoli.

E quindi avviene la disumanizzazione, si estirpa ogni briciolo di volontà. La scelta della metamorfosi in cavalli non è casuale, poiché questi sono sempre stati gli animali da lavoro per eccellenza.

(Se volete vedere alcuni video inerenti al videogioco, potete cliccare qui per visualizzare il reel che ho pubblicato su Instagram)

Non è un videogioco d’azione, è più una specie di breve storia giocabile in cui le nostre azioni e decisioni possono condizionare il finale.

A me piace considerarlo come una sorta di esperimento di intrattenimento atto a sondare la coscienza del giocatore in base alle sue scelte.

Certamente, “Horses” è un prodotto unico nel suo genere, che rimarrà indelebile nella memoria di chi ci avrà a che fare.

Scritto da Camilla Marino