A volte, fingersi pazzi può risultare effettivamente utile. So che sembra non avere senso quanto appena detto, ma permettetemi di spiegarmi: questa affermazione nasce dalla Madman Theory.
E che cos’è? Sicuramente, avrete letto questa espressione negli articoli inerenti alla politica adottata da Donald Trump.
La cosiddetta “madman theory”, traducibile letteralmente come “teoria del pazzo” o “teoria del folle”, è una strategia politica che consiste nel fingere una follia cieca e un comportamento totalmente imprevedibile affinché gli altri Stati, con cui sono in atto negoziazioni o conflitti di sorta, possano intimorirsi e assecondare qualsivoglia richiesta.
Questa presa di posizione, fondata sul principio del “caos calcolato”, ruota attorno a una dinamica psicologica apparentemente paradossale.
Teoricamente, più una minaccia suona “fuori di testa”, più essa dovrebbe risultare poco credibile: nessuno penserebbe davvero alla messa in atto di un piano d’azione praticamente suicidario o che possa portare a danni irreparabili. Invece, con la madman theory, tale dettame risulta invertito, manifestando un atteggiamento ingannevolmente irrazionale, come qualcosa di realmente pericoloso e inarrestabile.
Come già accennato poc’anzi, in tempi recenti si è parlato di questa strategia politica in relazione alle idee messe in pratica dal tycoon Donald Trump: alcuni lo considerano come una sorta di novello Caligola, una mina vagante e senza controllo; altri, reputano il suo atteggiamento sia solo una facciata per raggiungere i propri scopi.
Tale dubbio è stato analizzato da Roseanne McManus, professoressa del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università della Pennsylvania, nel suo report “The Limits of Madman Theory”.
Storicamente, si attribuisce la madman theory specialmente all’operato di Richard Nixon durante la Guerra in Vietnam. Egli cercò di convincere i leader comunisti del Vietnam del nord e dell’ex Unione Sovietica che era in grado di usare tutte le armi nucleari a sua disposizione pur di vincere il conflitto. Il risultato? Un successo solamente parziale, poiché le forze avversarie furono molto caute e fiutarono il bluff più di una volta.
Un altro esempio storico dell’attuazione della madman theory risale al Primo Segretario del Partito Comunista Nikita Sergeevič Chruščev (tra il 1953 e il 1964). Egli era considerato capace di intraprendere qualunque azione irragionevole, come l’episodio del pugno o della scarpa battuto sul tavolo all’ONU, legato alle sue minacce nucleari nel 1960 oppure le sue intimidazioni sullo smantellare lo stalinismo. È stato definito dalla stessa McManus come “essenzialmente emotivo”.
Ancora più indietro nel tempo, Napoleone Bonaparte rappresenta un ottimo esempio di madman theory. Anche Vladimir Putin è stato spesso associato a questa strategia politica, negli ultimi anni.
Sebbene l’espressione “madman theory” venne coniata nel 1969 dallo stesso Richard Nixon e dall’ex Segretario dello Stato Henry Kissinger, fu Niccolò Machiavelli con il suo mai nominato abbastanza “Il Principe” (pubblicato all’inizio del ‘500) che diede un primo quadro generale di questo peculiare piano d’azione.
All’interno del suo prezioso e ancora attuale saggio politico, Machiavelli ipotizzava che si potesse trarre un certo vantaggio dalla simulazione della pazzia, atta a confondere i nemici. Ciò è dettato dal fatto che, sempre secondo quanto scritto, la politica non si basa sulla morale assoluta, quanto su un gioco di strategia, raggiri e manipolazione.
Eppure, Machiavelli non fu il primo a fornire questo spunto: tra il VI e il V secolo a.C., il generale cinese Sunzi (Sun Tzu) scrisse uno tra i più antichi trattati di strategia militare, intitolato “L’arte della guerra”.
Nel volume compare una frase altamente esplicativa: “Quando sei vicino, devi far credere di essere lontano; quando sei lontano, devi far credere di essere vicino.”.
Cosa significa? Che l’imprevedibilità è una delle armi più efficaci per condurre il proprio esercito alla vittoria.
Tornando a oggi, tuttavia, la domanda resta legittima: cosa sta facendo Donald Trump? Sta realmente mettendo in atto la madman theory? Forse, è proprio il quesito in sé la prova del fatto che Trump la stia mettendo in atto… o forse no?
In ogni mio articolo non può mancare un riferimento artistico. E posso dire che anche l’arte, a modo suo, utilizza la madman theory come atto di “ribellione intellettuale”.
Artisti del calibro di Michelangelo, Richard Dadd (di cui vi ho parlato in un reel che potete vedere cliccando qui) o Francisco Goya (anche lui è stato più volte approfondito in passato, cliccate qui per vedere il reel sulla sua mostra e cliccate qui per scoprire di più sul quadro che vi presento qui a lato, “Saturno che divora i suoi figli”), hanno sfruttato la propria angoscia e la propria sofferenza per donare allo spettatore un senso di inquietudine, di disagio, di panico, di terrore e anche di follia.
In questo modo, l’arte non diventa solo veicolo di un messaggio intimo e personale, ma altresì di una sorta di apertura su una visione cognitiva della realtà completamente distorta dallo spettro della pazzia.
E concludo con una altrettanto eloquente citazione di Sun Tzu: “La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile, si mostri maldestro; chi è utile, si mostri inutile. Chi è affabile si mostri scostante; chi è scostante, si mostri affabile
