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“Vivarium” – Pillole di recensioni

Ho visto “Vivarium”, un film inquietante e claustrofobico basato sul concetto di spazio liminale, esattamente come il film horror approdato poco tempo fa al cinema “Backrooms”.

Trattasi di una produzione del 2019 diretta da Lorcan Finnegan, con protagonisti Imogen Poots e Jesse Eisenberg: una giovane coppia sta cercando casa, quando si imbatte in uno strano e ambiguo agente immobiliare che propone loro di visitare una villa in un nuovo quartiere in costruzione in periferia, chiamato Yonder. Tra parentesi, il termine “yonder”, in inglese antico, significa “laggiù”.

I due seguono l’uomo fino al sobborgo, ma fin da subito si accorgono che qualcosa non va: le villette verdi sono posizionate in maniera precisa e millimetrica in fila, tutte uguali; il cielo è sereno con qualche nuvoletta troppo perfetta; non c’è una macchina per strada, ma soprattutto pare che non ci sia nessuno.

L’uomo fa vedere alla coppia la casa del civico n.9, ma durante la visita lui sparisce, lasciandoli soli. Sempre più a disagio, i due prendono l’auto e cercano di andarsene… Ma non possono: Yonder è un labirinto di vie identiche tra loro e ogni volta che provano di uscire, si ritrovano sempre al punto di partenza, al civico n.9.

Qualsiasi tentativo di fuga è vano: Yonder è diventato improvvisamente infinito, non passano aerei nel cielo, la casa non può essere distrutta, il cibo non ha sapore e alla loro porta viene recapitato un pacco contenente un neonato, con un messaggio molto chiaro: “Crescete il bambino e sarete liberi”.

Se volete vedere un montaggio di scene del film, cliccate qui per visualizzare il reel che ho pubblicato su Instagram.

Le backrooms online e “Backrooms” il film hanno scritto una nuova concezione dell’orrore, ovvero quella dello spazio liminale: vale a dire un luogo sul confine tra il nostro piano fisico e… qualcos’altro. Ciò che terrorizza di questi posti è il fatto che siamo abituati a vederli nella vita di tutti i giorni: un ufficio, le strade di un quartiere, i corridoi di un hotel… Ma quando questi diventano improvvisamente deserti e silenziosi, ecco che la nostra mente entra in uno stato di allarme, ci sentiamo in pericolo ed esposti, perché l’atmosfera è diventata opprimente e sospesa.

“Vivarium”, disponibile su Prime Video e YouTube, rispetta fedelmente queste caratteristiche, proponendo una feroce critica sociale: tendenzialmente, soprattutto negli ultimi anni, sembra che un gran numero di legami di coppia, unioni coniugali e nuclei familiari vengano concepiti non tanto per vero amore o affetto, quanto invece come ragione biologica e status sociale.

Un buon marito, una brava moglie, un figlio educato da accudire, una casa ben curata e arredata in un sobborgo borghese. Questo che ho appena descritto è il sogno dell’individuo medio, di chiunque aspiri a fleggare nella propria checklist tutte queste voci. Ma la vita diventa un loop monotono, senza colore, senza gusto, senza emozioni, è tutto disperatamente e terribilmente piatto quando si lascia vincere la comodità sulla passione vera.

“Vivarium”, con la sua estetica perfetta e artificiale degna di un’AI, con le sue nuvole finte estrapolate direttamente dai quadri di Magritte (il regista stesso ha affermato di essersi ispirato a uno dei grandi capolavori pittorici di René Magritte, cioè l’olio su tela “L’impero delle luci”, del 1949, una delle mie opere preferite), con le sue case che non differiscono in nulla l’una dall’altra (come in quell’incubo febbrile e demenziale di “The Cat in the Hat”, pellicola intramontabile della mia infanzia), mette in mostra una realtà infernale che stiamo già vivendo, senza neanche accorgercene.

Titolo originale: "L'empire des lumièrese", olio su tela del 1949, René Magritte, conservato presso il Musée Magritte di Bruxelles

Tra l’altro, senza fare spoiler, vorrei catalizzare la vostra attenzione su due particolari che rendono palese la natura del lungometraggio: il documentario sul cuculo, che compare durante i titoli di testa e fonte di ispirazione dell’intera sceneggiatura, e il titolo stesso “Vivarium”, traducibile come “terrario”, quell’ambiente puramente innaturale atto a replicare l’habitat della specie animale che ospita al suo interno.

Un esemplare di cuculo che ha preso possesso del nido di un'altra specie di uccello, mentre si fa nutrire dalla "madre surrogata"

Una crudele narrazione ricca di simbolismi che punta il dito contro la l’apatica linearità della vita borghese. Anche perché, secondo la citazione del signor o della signora Anonimo: “Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la monotonia. È letale.”

Scritto da Camilla Marino