Per quanto il titolo di questo pezzo possa apparire ilare, in realtà, il tema centrale dell’articolo è uno dei casi di cronaca nera più misteriosi della storia, poiché non è mai stato risolto: è conosciuto come “il caso dell’uomo nella fossa biologica” o, appunto, “il mistero della toilette di Fukushima”. Il nome della vittima era Naoyuki Sugano, un 26enne giapponese.
Il 28 febbraio del 1989, nel villaggio di Myakoji, nella prefettura di Fukushima, una giovane maestra elementare tornò nella propria abitazione e si recò alla toilette, che disponeva di una turca. Un’azione normalissima, che compiamo tutti quanti ogni giorno, si trasformò per lei in un oscuro ricordo. La donna, guardando casualmente nel buco, notò qualcosa di strano dentro al tubo: una scarpa. Cosa diavolo ci faceva una scarpa dentro lo scarico? Nel tentativo di rimuoverla, si accorse di un altro elemento, decisamente più inquietante: la calzatura era appoggiata sopra quella che sembrava una testa umana.
Giustamente spaventata, corse subito fuori, dove era collocata la botola di rimozione dei liquami, collegata direttamente alla fossa biologica della toilette. Fin da subito vide che il coperchio era stato lasciato leggermente aperto e, scrutando al suo interno, scoprì con orrore i piedi del povero uomo che sporgevano dall’esterno. Chiamò immediatamente le autorità che riuscirono a recuperare il corpo di Sugano. Lo trovarono nudo dalla cintola in giù, con i vestiti accuratamente piegati sopra il suo capo.
L’autopsia rese noto che l’uomo era morto per ipotermia e soffocamento.
La polizia cominciò subito le indagini. Dapprima si ipotizzò un disperato e fatale tentativo di voyeurismo: Sugano si sarebbe introdotto volontariamente nelle tubature per spiare la donna (che tra l’altro era una sua amica) quando andava in bagno e sarebbe poi rimasto incastrato e congelato nel corso della notte. Ma non era possibile: Sugano era il supervisore di una centrale elettrica poco distante, ben voluto dalla comunità, con una grande tempra morale, non era il maniaco del quartiere. Inoltre, se avesse davvero compiuto questo atto di sua volontà, come avrebbe potuto piegare così accuratamente i vestiti e posizionarli sopra la testa?
Per questo, la teoria principale fu che fosse un’esecuzione. Proprio per il suo lavoro e per il suo forte senso di giustizia, furono in molti a speculare sul fatto che, forse, avesse scoperto qualche affare losco all’interno della centrale elettrica.
L’uomo sarebbe stato quindi ucciso e il suo assassino avrebbe provato a sbarazzarsi del corpo infilandolo nel condotto. Tuttavia, la mancanza totale di prove a sostegno di qualsiasi tesi, fece archiviare il caso nel 2004, senza un vero sospettato, senza un vero colpevole.
Il perché Sugano si trovasse dentro quella fossa biologica, probabilmente, non si saprà mai.
Sebbene le autorità archiviarono piuttosto frettolosamente l’episodio, Sugano non era un elettricista qualunque, perché si occupava della manutenzione della centrale nucleare che, poco tempo prima della sua morte, aveva avuto un grave guasto al reattore n.3: incidente insabbiato per evitare ripercussioni politiche ed economiche.
Inoltre, una “bizzarra coincidenza” è legata all’apparente suicidio sotto un treno a Tokyo del responsabile di sicurezza di quel reattore (amico e collega di Sugano), pochi giorni dopo il guasto.
Un macabro enigma riconducibile a un thriller d’inchiesta, mai riaperto.
Che abbiano voluto disfarsene? Forse sapevano qualcosa che non dovevano sapere? Avevano paura che Sugano e il suo collega vuotassero il sacco?
Lo stesso anno, neanche a farlo apposta, usciva nelle sale uno dei più grandi capolavori del genere body horror nipponico: “Tetsuo: the Iron Man” (in Giappone, il titolo originale è semplicemente “Tetsuo”), una pellicola firmata da Shin’ya Tsukamoto. In questo lungometraggio grottesco e delirante, i personaggi cominciano lentamente a diventare degli ibridi biologici e meccanici, le cui parti del corpo vengono sostituite da cavi elettrici, componenti ferrose e tubi metallici. La scena cult del pene di un uomo che si trasforma in una trivella durante un rapporto sessuale è agghiacciante.
Mentre il Giappone veniva sconvolto dal caso della toilette di Fukushima, dove un uomo era stato ritrovato in posizione fetale, incastrato e diventato un tutt’uno con quella claustrofobica e maleodorante tubatura, l’opera cinematografica di Tsukamoto creava e plasmava una nuova concezione di orrore: l’essere umano intrappolato visceralmente nelle strutture urbane e industriali.
Senza alcuna intenzione, “Tetsuo” si era trasformato in una sorta di rappresentazione febbrile di questo cold case.
Come dicevo, non ci è ancora dato sapere quali siano stati i retroscena della morte di Naoyuki Sugano. Possiamo solo vagliare delle ipotesi, in base agli accadimenti dei giorni precedenti, nonostante sia stato fatto di tutto per seppellire queste informazioni.
Magari, un giorno, la verità verrà a galla, anche perché come dice il personaggio di Lily nella serie tv crime “Cold Case”: “Forse il tempo troverà anche la verità.”
