Essendo un topo di biblioteca che ama leggere la qualunque, non posso dire una frase del tipo “Il mio libro preferito è…”. Perché non lo faccio? Per il semplice motivo che esistono così tanti autori, così tanti generi, così tante storie, che sarebbe impossibile pescarne uno solo in questo oceano infinito e sconfinato di creatività, di condivisione dell’animo, di metaforiche porte aperte su quei mondi paralleli che sono i romanzi.
Sapete, io ho un rapporto estremamente viscerale e spirituale con i libri: per me non si tratta semplicemente di leggere passivamente le pagine, scovare le figure retoriche e gli archetipi o compiere un lavoro dettagliato di analisi del testo. Certo, in qualità di critica letteraria, una parte consistente del mio lavoro è proprio fatta di queste task particolari… Ma per me, ogni libro rappresenta qualcosa di ben più profondo e romantico: io penso che ognuno di essi sia un portale verso un’altra vita che la nostra anima sta già intraprendendo, chissà in quale universo, chissà in quale tempo. Semplicemente, noi ci accorgiamo di questa vita parallela alla nostra in due casi: attraverso il sogno e quando cominciamo a leggere una storia.
È un pensiero, il mio, dal carattere decisamente sognante e cosmico, dove la “prova” del multiverso sono proprio i romanzi, come se lo scrittore di turno avesse avuto una sorta di illuminazione, avesse avuto modo di sbirciare dal buco della serratura gli sprazzi di un mondo totalmente nuovo e avesse deciso di gettare su carta quanto ha visto e appreso.
Ed è con questo pensiero che vi propongo il volume di oggi, uno che posso annoverare non come “Il mio preferito”, ma come “Uno dei miei preferiti”: “1Q84” di Haruki Murakami (ve ne ho parlato in uno degli ultimi reel che ho pubblicato su Instagram, potete visualizzarlo cliccando qui).
In realtà, si tratta di una trilogia che in Italia è stata edita da Giulio Einaudi Editore. Ma allora, per qual motivo parlo di “volume” al singolare?
Dovete sapere che il Libro 1 e il Libro 2 (come vengono chiamati nel sottotitolo), spesso e volentieri, vengono proposti in un’unica edizione, quasi come se costituissero un unico romanzo dal finale aperto (come ve li ho proposti in passato in questo reel). Effettivamente, occorre considerare che, in Giappone, sono stati pubblicati entrambi il 30 maggio 2009, mentre il Libro 3, il 16 aprile 2010.
Sicché l’ultimo pezzo di questa trilogia rappresenta la conclusione perfetta e poetica del tutto, riprendendo esattamente dal momento in cui si era interrotto il secondo capitolo, si può considerare tale trilogia come un solo grande romanzo.
Sicché l’ultimo pezzo di questa trilogia rappresenta la conclusione perfetta e poetica del tutto, riprendendo esattamente dal momento in cui si era interrotto il secondo capitolo, si può considerare tale trilogia come un solo grande romanzo.
Eppure, il Libro 3 propone anche una struttura narrativa leggermente diversa. Se infatti nei primi due i capitoli si alternavano tra il punto di vista della sicaria in tacchi a spillo Aomame e del ghostwriter Tengo (legati entrambi dal filo rosso del Destino), nel terzo si aggiunge un altro punto di vista: quello del detective Ushikawa.
Per l’appunto, come dicevo poc’anzi, il Libro 3 comincia precisamente dalla fine dell’ultimo capitolo del Libro 2, senza importanti salti temporali: Aomame è braccata dalla setta religiosa Sakigake; Tengo sta cercando Aomame, ma contemporaneamente deve occuparsi di assistere il padre morente; e poi c’è Ushikawa, un geniale investigatore grottesco e deforme incaricato dal Sagikake di trovare Aomame. Il suo è un punto di vista che aggiunge una piacevole dinamica thriller che dona quel senso di tensione e urgenza nei confronti dei due protagonisti, decisamente azzeccato visto che il lettore si avvicina alla conclusione di tutte le vicissitudini. Il Libro 1 e il Libro 2, al contrario, sono molto più introspettivi e intimi (non che manchi l’introspezione e l’intimità nel Libro 3, affatto!).
L’ambientazione: una Tokyo del 1984… o meglio, di una realtà parallela, molto simile alla nostra, che differisce principalmente per la presenza di due Lune nel cielo, in un anno ribattezzato proprio da Aomame come 1Q84.
Io amo Murakami in qualità di autore (vi ho parlato di lui anche nella mia recensione di “Norwegian Wood”, cliccate qui per guardarla), è uno tra i miei favoriti in assoluto e con questo giga capolavoro letterario diviso in tre parti, manifesta in maniera straordinaria il suo tipico realismo mitico, il suo stile onirico e surrealista, attraverso una storia sci-fi collocabile nel genere ucronico.
Un’ucronia, conosciuta anche col nome “storia alternativa”, “allostoria” o “fantastoria”, è un genere narrativo in cui la premessa principale è che la trama si svolge in una realtà con un corso storico alternativo rispetto al nostro.
Ragion per cui l’ucronia si sposa alla perfezione con il romanzo storico, fantascientifico, fantapolitico, utopico e distopico.
“1Q84” è un esempio magistrale in questo senso. Un’opera immersiva, coinvolgente, profondamente simbolica e riccamente dettagliata, dove l’Amore è il vero motore, la vera forza, la sola vitale verità.
E vi lascio con una delle citazioni più iconiche presa direttamente dal libro: “La vita non è altro che il risultato naturale di un’assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi.”
