Instagram
Privacy Policy

Luna Ring: la nuova frontiera nell’energia spaziale

La missione Artemis II tanto attesa si è finalmente conclusa con successo e l’essere umano è sempre più vicino a una nuova conquista dello spazio. Non so voi, ma mi ha emozionata non poco osservare la partenza dei quattro astronauti che costituivano l’equipaggio di questa impresa (il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione della NASA Christina Koch e lo specialista di missione della CSA Canada Jeremy Hansen): non ho potuto fare a mano di pensare a tutti i racconti dei miei genitori quando, da piccoli, assistettero con grande partecipazione all’allunaggio del 20 luglio del 1969. A quel tempo, lo spazio appariva come una frontiera così remota, il viaggio più incredibile di tutti… E l’Uomo, quel giorno, ha compiuto letteralmente il primo passo nel cosmo, toccando quella frontiera tanto agognata con la punta di un dito.

Da allora, sono passati decenni e a causa di tanti contrattempi e difficoltà logistiche ed economiche (al di là di qualsiasi cospirazione o scetticismo, ricordando che tutto il mondo, una volta, era contro Galileo), siamo stati in grado di vedere la Luna solo da lontano, ammirandola e sognandola come un amore che non ti abbandona mai.

Ma adesso, all’alba del 2026, il sogno di quel viaggio, della conquista spaziale, dell’esplorazione di nuovi mondi (letteralmente) si apre ancora dinanzi a noi, con una potenza e un’urgenza che non si percepivano da tempo! Ed ecco che pensare che anche io, che anche noi delle nuove generazioni potremo assistere a un evento tanto straordinario come il ritorno dell’Uomo sulla Luna, mi riempie il cuore di gioia e di aspettativa! Nonostante Artemis II non abbia effettuato un atterraggio sul suolo lunare, ma ha compiuto un tragitto di 10 giorni attorno alla Luna prima di tornare alla base, facendoci anche scoprire che essa non è affatto grigia o semplicemente perlacea, ma ricca di colori dettati dai suoi minerali, manca davvero poco alla sua conquista!

Vi ho già accennato di questa operazione e di tutti i progetti “in cantiere” che avverranno potenzialmente dopo il prossimo allunaggio in un altro articolo, che potete leggere cliccando qui, oltre un altro pezzo che parla dell’esplorazione spaziale (cliccate qua per leggerlo), ma oggi voglio proporvi un progetto in particolare che sembra aver catturato l’attenzione dei social media negli ultimi tempi.

Sapete che cos’è il Luna Ring?

Si tratta di un progetto che consisterebbe nella realizzazione di un anello di pannelli solari orbitanti attorno alla Luna. L’idea è nata in Giappone tra il 2010 e il 2013 dalla Shimizu Corporation, una delle principali imprese di costruzioni nipponiche: si occupa di progettazioni e sviluppo immobiliare, ma anche di ingegneria energetica (green energy), innovazioni tecnologiche e automazione, con grande focus sulla sostenibilità.

Al contrario di quanto possa lasciar pensare la continua pubblicazione del Luna Ring in tutto il web, no, non è in fase di sviluppo, ma siccome siamo nel 2026 e le energie rinnovabili sono un argomento praticamente evergreen (che gioco di parole dotto…), i social hanno riesumato questa rivoluzionaria e pionieristica iniziativa. Un po’ come quando ti trovi a casa della nonna e, rovistando tra gli scatoloni della soffitta, si ritrovano curiosi cimeli!

L’intenzione sarebbe quella di posizionare dei pannelli solari orbitanti seguendo la linea equatoriale del nostro satellite. Le proporzioni, dunque, sarebbero mastodontiche: una lunghezza di circa 11.000km e una larghezza di circa 400km. Una striscia capace di raccogliere la luce solare e di restituirla alla Terra, attraverso le stazioni satellitari riceventi, sottoforma di energia pulita tramite raggi laser e a microonde. Un’energia che, a differenza dei pannelli solari terrestri, non sarebbe condizionata dal meteo.

Idealmente, il materiale per la realizzazione sarebbe ricavato direttamente dal suolo lunare per mezzo di robot specializzati e le stime presentate parlerebbero di una capacità di trasmissione pari a circa 13.000 terawatt (1TW = mille miliardi di watt).

Se da una parte, tale concept risulta assolutamente spettacolare, dall’altra occorre scendere “dall’astronave” e stare con i piedi per terra. Al momento è praticamente infattibile, in primis per una questione di costi: si calcola che un progetto simile richiederebbe 10 trilioni di dollari e la costruzione durerebbe decenni. Quindi, almeno per ora, Luna Ring rimane semplicemente una probabile soluzione futura.

Ma perché approfondire qualcosa che, a conti fatti, pare momentaneamente impossibile? Perché in realtà, Luna Ring non è così fantascientifico, partendo dal fatto che l’energia solare viene già sfruttata da quasi tutti i nostri satelliti.

Un progetto altrettanto ambizioso e forse più concreto è il cosiddetto progetto SOLARIS dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), atto a produrre giganteschi satelliti (fino a 1,5km²) in orbita geostazionaria, che possono catturare le radiazioni solari e spedirle sulla Terra come energia elettrica. Attualmente, in base ai dati raccolti fino alla fine del 2025, l’Europa sta valutando se mettere in pratica tale piano.

Ma ciò dimostra che i pannelli solari spaziali sono una più che plausibile risposta alla questione delle energie pulite e rinnovabili. È vero, tuttavia, che nello spazio ci sono già tanti detriti e rifiuti non smaltiti…

Parlando di materie prime lunari, non posso non consigliarvi la visione del film “Moon”, del 2009, per la regia di Duncan Jones, con protagonista il premio Oscar Sam Rockwell e con la voce di Kevin Spacey per l’AI che accompagna il personaggio nel corso della sua missione.

Sam Rockwell interpreta Sam Bell, un uomo incaricato di estrarre minerali dal nostro satellite per poterli spedire sulla Terra.

La pellicola esplora temi come la solitudine, l’identità e lo sfruttamento disumano. Ho già realizzato una recensione su questo indimenticabile lungometraggio, potete vederla cliccando qui.

Oppure posso raccomandarvi il film del 2019 “Ad Astra”, per la regia di James Gray, con protagonista Brad Pitt.

La trama si concentra sul maggiore Roy McBride che affronta una missione: ritrovare suo padre scomparso, partito anni prima verso Nettuno per cercare fonti di vita aliene. In questo scenario, dove il Sistema Solare è stato quasi completamente esplorato, la Luna è una sorta di trampolino di lancio per i vettori spaziali (tipo Stazione Centrale a Milano o l’aeroporto di Malpensa…), dove il suo suolo è al di fuori di qualsiasi giurisdizione e soggetto ad attacchi di pirateria, oltreché sfruttato incondizionatamente.

Insomma, siamo ufficialmente entrati in una nuova era. La Missione Artemis II ha aperto le danze, ora non possiamo fare altro che superare i confini del cielo e lasciarci travolgere dall’immensità e dalla bellezza del Cosmo.

Anche perché, come diceva il filosofo greco Epitteto (50 d.C. – 130 d.C.): “E ovunque andrò, là troverò sempre il Sole, la Luna e le Stelle; troverò sogni e presagi e converserò con gli dei!”.

Scritto da Camilla Marino