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“Punta alla Luna… mal che vada avrai viaggiato tra le stelle” – Les Brown

Se pensate per un momento al secolo appena passato (beh, forse dopo 22 anni non è “appena passato”), qual è quell’avvenimento che possiamo classificare, in tutta sicurezza, come il più importante nella storia non moderna ma dell’umanità intera?

Sicuramente vi verranno alla mente tanti fatti storici assolutamente degni di nota di natura sociale o politica… o forse avete letto il titolo e sapete già a cosa pensare: lo sbarco sulla Luna del 1969, con Neil Armstrong che, mentre lasciava la sua impronta sul suolo lunare, diceva le parole: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità.”

E aveva ragione… quel corpo celeste che per secoli e millenni è stato soggetto e fonte di ispirazione per miti, leggende, racconti, canzoni, poesie, film… quella sfera che a noi, quaggiù, appare bianco latte e che ci è sempre parsa come un traguardo così lontano da sembrare impossibile… l’abbiamo fatta nostra.

E adesso, dopo 50 anni dall’allunaggio, ci prepariamo per tornarci.

Ma facciamo un passo alla volta e vediamo più nel dettaglio la situazione. Parto con il rispondere ad alcune domande che, sicuramente, chi è più o meno giovane come me si sarà posto nel corso degli anni, pensando ai viaggi spaziali.

Naturalmente sappiamo che la corsa allo spazio era, sostanzialmente, una gara a chi lancia il sasso più lontano tra USA e Russia… e la situazione non è poi cambiata del tutto, anzi, adesso c’è anche la Cina di mezzo: piena Guerra Fredda e Jurij Gagarin fu il primo uomo a volare nello spazio, lo Stato a stelle e strisce doveva rispondere di questo affronto e dimostrare che la sua tecnologia fosse superiore ai bevitori di vodka.

Jurij Gagarin

Beh, missione compiuta! Ma la domanda che più sorge spontanea è sicuramente: se siamo arrivati sulla Luna nel ’69, com’è che, con l’evoluzione nell’ambito spaziale in generale, non abbiamo già avviato una colonia sul nostro satellite? O comunque, perché non ci siamo più andati?

Scartiamo subito l’ipotesi legata al tempo: già alla fine degli anni Sessanta, il tempo di percorrenza del viaggio tra la Terra e la Luna fu solo di 4 giorni circa. La missione durò in tutto 8 giorni, con una passeggiata sul suolo lunare di ben due ore e mezza. Lo Space Shuttle di oggi ci impiega 18 ore, neanche una giornata. Nel futuro già mi immagino una conversazione tra amici: “Ehi, dove te lo passi il weekend? Io vado a Courma.” – “Bella bro, io ho un party sulla Luna, domenica sera rientro.”

Tornando a noi, la vera ragione per cui l’uomo non è più “volato” fisicamente sul nostro satellite è da ricercare indirettamente nei costi delle missioni Apollo. Perché dico “indirettamente”? Perché, in realtà, i fondi della NASA per questa impresa non furono nemmeno così “proibitivi”, considerando quanti soldi venivano investiti in campo bellico o anche solo per il tabacco: 25 miliardi di dollari, in totale, corrispondenti all’incirca a 150 miliardi di dollari odierni.

Certo, come direbbe Giacomo Poretti: “Va’ che non sono andato a ritirare le patatine fritte, questa qui è roba che costa.”, 25 miliardi non sono pochi, per carità… ma per il tabacco tiravano fuori ben 90 miliardi all’anno! (fonte everyeye.it)

Neil Armstrong
La prima impronta del primo uomo sulla Luna

Ma all’epoca, all’opinione pubblica non andava molto a genio il fatto che venissero impiegate tali somme di denaro quando sulla Terra c’erano problemi come la fame nel mondo da risolvere. Perché non usufruire di questi soldi per fare prima del bene sociale?

Forse questa domanda se la sarà posta qualcuno di voi e vi rispondo subito, tramite un aneddoto: nel 1970, Ernst Sthulinger, il direttore della NASA durante quegli anni, ricevette una lettera che lamentava di ciò da parte di una suora in Zambia. Lui decise di raccontare la storia di un conte tedesco vissuto secoli prima, che donava il proprio denaro al servizio della popolazione, per combattere la fame delle famiglie più povere e le varie epidemie dell’epoca. Un giorno, però, incontrò un artigiano capace di creare delle lenti con cui poter vedere ingranditi gli oggetti e decise di investire economicamente i suoi soldi per aiutare l’artigiano nel miglioramento del suo lavoro. La folla inveì contro il conte, accusandolo di non preoccuparsi della peste che mieteva vittime e pretendendo ancora più denaro. Ma il conte non esitò nel continuare a fornire fondi all’artigiano, la cui maestria portò all’invenzione del microscopio, che servì a combattere la peste e tutte le altre malattie esistenti in maniera più efficace.

Capite dove voglio andare a parare? Il progresso e l’investimento di risorse per nuove scoperte possono risolvere i problemi di oggi e domani.

Anziché continuare a mettere delle toppe ai buchi dei pantaloni, inventiamo una macchina da cucire che li aggiusti in maniera definitiva, è questo il senso della ricerca.

Anche perché, pensiamo a ciò che la Luna ci ha donato in fatto di scoperte: per esempio, abbiamo capito che il nostro satellite è costituito dagli stessi materiali che troviamo sulla Terra e ciò ci dà, tra l’altro, una maggiore comprensione del nostro pianeta; oppure, la terra presente sulla superficie, inoltre, potrebbe servire anche per alimentare la fusione nucleare delle nostre centrali, senza il problema del rilascio di scorie radioattive, così come il possibile utilizzo di un isotopo leggero dell’elio… insomma, di novità grazie allo sbarco sulla Luna ce ne sono, state tranquilli.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui ci vogliamo tornare: il progresso scientifico.

Il secondo motivo è forse scontato (o probabilmente sono io che lo considero tale, ma vabbè): colonizzazione.

Abbiamo colonizzato di tutto nei secoli dei secoli, perché dovrebbe essere diverso per lo spazio e i corpi celesti che vi fluttuano in mezzo?

E se pensate che una colonizzazione lunare sia fantascienza, credo sia meglio che vi spieghi che cosa sia Artemis.

Si tratta di un programma di volo spaziale composto da tre missioni: Artemis 1, 2 e 3. Il nome, per chi non si intende di mitologia, deriva da Artemide, gemella di Apollo, dea della caccia e della luna… e direi che un nome più azzeccato di così non potevano trovarlo e sicuramente più scaramantico delle missioni Lazarus nel film “Interstellar”

Anche se… il primo lancio (Artemis 1) era previsto per il 2020. Poi è stato posticipato per il 2021… poi per il 2022. Il 29 agosto dell’anno corrente era tutto pronto, ma hanno dovuto annullare per problemi tecnici sopraggiunti ai sensori di raffreddamento per il motore. Hanno deciso di riprovarci il 3 settembre… e ci sono state perdite di carburante che, ancora una volta, hanno impedito il lancio… ma l’attesa è servita: è il 16 novembre 2022 e Artemis 1 è finalmente decollata!

Mario Musmeci, ingegnere dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), durante un’intervista, ha presentato in maniera molto esplicativa il piano relativo al programma Artemis, visto che l’Italia, insieme all’ESA (European Space Agency), fa parte di questo progetto: il primo lancio consisterà in un volo orbitale attorno alla Luna senza equipaggio, in modo da poter testare lo Space Launch System (il nuovo lanciatore della NASA) e la capsula Orion; Artemis 2 (che si pensa partirà nel 2024) avrà l’equipaggio, ma la missione prevede un “semplice” flyby attorno alla Luna senza atterraggio (ovviamente gli astronauti torneranno a casa, mica li lasceremo ruotare lassù per l’eternità); infine, Artemis 3 (prevista per il 2025) sarà un vero e proprio allunaggio.

E poi da lì, nel 2031, l’obiettivo è quello di stabilire una colonia sulla Luna, nonché della realizzazione del Lunar Gateway, una nuova stazione spaziale orbitante, vicina al satellite.

Il razzo usato da Artemis

Le potenzialità per uno stabilimento umano a lungo termine ci sono eccome: prima di tutto, i costi di produzione dei materiali si sono notoriamente abbassati negli ultimi anni, abbiamo già detto che il tempo per fare avanti e indietro è davvero poco, vi è un ritardo minimo nelle telecomunicazioni (una finestra temporale di circa un secondo) e sulla Luna vi sono giacimenti minerari di metalli sia rari che comuni.

In più, psicologicamente parlando, sarebbe molto più tranquilla, per gli astronauti, una prima colonia così vicina a casa.

Naturalmente, non mancano i contro: la Luna non ha una sua atmosfera, il che renderebbe qualsiasi essere umano soggetto alle radiazioni dello spazio interplanetario, vi è un alto rischio di impatto di meteoriti (proprio per l’assenza di atmosfera), c’è una mancanza quasi totale di elementi chimici leggeri come idrogeno e ossigeno, fondamentali per la nostra sopravvivenza e gli sbalzi di temperatura sarebbero immensi senza delle strutture adeguate.

Ma non bisogna disperare: la NASA sta lavorando a tutta una serie di tecnologie che ovvieranno a questi problemi e che saranno disponibili, sempre secondo Musmeci, a partire dal 2030.

Ricostruzione al computer di una possibile colonia lunare

Non dimentichiamoci che qui non si parla di arrivare lassù a mo’ di Orlando Furioso e basta… qui bisogna essere i Buzzlightyear della situazione: “Verso l’infinito e oltre!”.

Il terzo motivo per cui si mira nuovamente alla Luna è che essa non solo può fungere da perfetto osservatorio spaziale, ma soprattutto sarà il trampolino di lancio verso Marte. Infatti, si parla tanto di colonizzare il Pianeta Rosso, ma non ci si rende conto dell’immensità del budget richiesto per un’impresa del genere, così, di punto in bianco… inoltre, la Luna è un ottimo campo di addestramento: un bebè non è che si mette a correre e saltare come una gazzella appena si accorge che può muovere le gambe… prima gattona, poi tenta di alzarsi in piedi, cammina… come recita una nota marca di pannolini per bambini: “Nasce. Cresce. Corre”. Quindi, non possiamo pensare di puntare subito a Marte quando ancora sappiamo così poco in materia di colonizzazione e viaggi spaziali.

In conclusione, direi che, finalmente ci stiamo avvicinando sempre di più alla realizzazione di una vita oltre le stelle.

Tuttavia, tutti i ritardi dovuti a problemi di natura tecnica scoraggiano non poco e forse ci fanno credere che un altro allunaggio non avverrà tanto presto. Inoltre, forse si ha anche ragione a pensare che inizialmente si dovrebbero risolvere i problemi che abbiamo qui sulla Terra, prima di considerare di abbandonarla per cercare una soluzione su altri pianeti. Forse si dovrebbero davvero utilizzare le risorse di cui disponiamo per combattere la fame nel mondo, cancellare la povertà, trovare cure a malattie ancora non del tutto comprensibili, contrastare i cambiamenti climatici e via dicendo… perché spendere così tanti soldi per mollare tutto e andarsene?

Ciononostante, personalmente, io sono della stessa opinione di Sthulinger e di quel vecchio conte tedesco della storia da lui raccontata nel 1970.

Inoltre, ciò che ci ha sempre contraddistinti come esseri umani, tra le altre cose, è il nostro essere pionieri, esploratori, come dice Matthew McConaughey in “Interstellar”. Per salvare l’umanità sulla Terra, forse, dobbiamo davvero andare lassù e cercare le risposte.

Però… penso anche… e se l’uomo rovinasse la nostra Luna? Se con il suo egoismo e la sua voglia di avere sempre di più la riducesse a un mero cantiere eterno? A una fabbrica di materie prime che non si ferma mai? E se perdesse quel fascino solitario che l’ha sempre contraddistinta? Bellissima, incontaminata perché l’hanno toccata in pochi, come una giovane donna che si concede solo a chi ritiene più degno. Averla sarebbe fantastico, sarebbe il sogno di tutti… ma a che prezzo?

Perché come diceva Haverock Ellis, uno dei fondatori della sessuologia, medico, psicologo e scrittore britannico (1859 – 1939): “Il sole, la luna e le stelle sarebbero scomparse da tempo… se fossero state alla portata delle mani predatorie degli uomini.”

Scritto da Camilla Marino