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Chemsex – Sesso e droga, ma niente rock’n’roll

Gli anni stanno passando, io sto raggiungendo la soglia dei 30 anni e mi capita spesso e volentieri di chiacchierare con svariati tipi di persone, tra cui i giovanissimi, gli adolescenti, quegli strani esseri che siamo stati tutti quanti nella vita: quegli umani che non sono né carne né pesce, che sono in bilico tra la gaia infanzia e i primi sguardi al mondo adulto, ma senza comprenderne ancora le responsabilità (perché fondamentalmente sono ancora dei “bambini”).

Ecco, quando parlo con i teenager, mi capitano parecchio situazioni in cui mi viene richiesto di fare una sorta di “educazione sessuale”. In taluni casi, questi ragazzi e queste ragazze si vergognano di parlare ai propri genitori di determinate pulsioni e situazioni oppure l’argomento risulta ancora un tabù innominabile tra le mura di casa.

Fatto sta che non sono certamente una psicoterapeuta né tantomeno una sessuologa (o il loro tutore). Non potrei mai affermare che la mia esperienza sia tale da poter dispensare consigli come fossero oro colato. Anzi, penso che qualsiasi esperienza di qualunque individuo debba essere presa per ciò che è: una visione soggettiva, influenzata dal proprio vissuto, dalla propria visione del mondo, dall’educazione ricevuta e dal modo in cui si decide di affrontare determinati momenti del proprio cammino.

Quello che posso limitarmi a fare, ogni volta (in quanto giornalista che vive di informazioni e cultura generale), è esporre loro la realtà oggettiva dei fatti e metterli di fronte ai pericoli che possono correre con comportamenti sessuali a rischio.

E uno dei suddetti è sicuramente il Chemsex.

Che cos’è il Chemsex?

Questa parola è l’unione tra “chemical” e “sex” (può essere tradotto come “sesso chimico”) e indica una malsana pratica che ha preso piede negli ultimi anni: assumere delle sostanze psicoattive e allucinogene prima o durante un incontro sessuale, per abbattere completamente qualsiasi tipo di inibizione e provare un maggiore appagamento all’atto. L’espressione Chemsex è stata coniata nel 2011 dall’attivista, operatore sanitario e consulente britannico per la salute sessuale David Stuart.

David Stuart (1967 - 2022)

Per quanto il sesso psichedelico sia un “grande classico” (soprattutto ai tempi di Woodstock, dove, parafrasando, erano tutti “fatti come delle mine a fare l’amore invece della guerra”, peace & love), in realtà il Chemsex è leggermente diverso e descrive tutt’altro tipo di fenomeno. Tale pratica fonda le proprie radici nella comunità omosessuale della Londra dei primi anni 2000 (nello specifico, nei quartieri di Soho e Vauxhall). La nascita delle primissime app di incontri come Grindr (generato nel 2009), La geolocalizzazione e l’avvento di nuove droghe sintetiche, hanno contribuito all’inizio del Chemsex.

Ma per comprenderlo appieno, occorre tare qualche passo indietro nel tempo e analizzare il binomio “droghe-sesso“.

Sicuramente, molti di voi conosceranno, anche solo per sentito dire, le proprietà di alcune sostanze allucinogene, come i celebri funghetti. Offrono visioni di vario tipo, alterano in maniera evidente la percezione della realtà, inducono uno stato d’animo di profonda e ancestrale connessione con la Natura, con il Cosmo e con le persone, oltreché mandare in corto circuito la concezione del tempo e dello spazio. Le antiche tribù sfruttavano queste piante considerate sacre, tra cui i funghi allucinogeni (che contengono psilocibina) o i cacti (che contengono mescalina), durante i rituali sciamanici, ma anche nel corso degli incontri all’interno della comunità.

Created by Camilla Marino

L’etnobiologo Terence McKenna supponeva che l’assunzione di quantità moderate di tali sostanze fin dall’alba dell’Uomo, fosse un incentivo per una maggiore socializzazione e un maggiore appagamento sessuale. Attenzione: questo non è un invito a consumare allucinogeni e oppiacei. Ricordo che una percezione alterata della realtà può portare a situazioni pericolose e rischiose.

Dai tempi vetusti, si arriva poi agli anni ’60 e ’70, con gli hippy, dove non si parla più di attività sciamanica o scopo rituale. Ma è proprio in questo punto che delineiamo la differenza tra Woodstock e il Chemsex.

Gli hippy portavano avanti un ideale ben preciso: i loro rave giganteschi e iconici nascevano alla pari di una protesta pacifica contro la guerra in Vietnam, una nonviolenta ribellione contro un sistema borghese oppressivo, contro una cultura puramente consumistica e contro un’educazione rigida e tradizionale che aveva caratterizzato fino a quel momento gli USA. Come accennavo poc’anzi, il loro slogan più celebre era: “Fate l’amore, non fate la guerra”.

In questo contesto, il sesso era una parte fondamentale, ma non l’obiettivo primario degli hippy: l’Amore Libero era uno dei loro “dettami”, per distaccarsi completamente dalla prigionia della chiusura mentale. Le droghe che venivano utilizzate erano funghi, cannabis e LSD, che – come ho già detto – creavano uno stato di unione e contatto primordiale e spirituale col prossimo. Tuttavia, il punto principale non era l’eccitazione sessuale genitale, non era “avere un orgasmo più potente”Era un momento di armonia, letteralmente di “pace e amore” convogliato anche e soprattutto attraverso l’arte e la musica. Non era un club” chiuso: chiunque era il benvenuto e nessuno imponeva nulla.

Created by Camilla Marino

Il Chemsex è diverso.

Il sesso è il motivo principale dell’incontro… Anzi, l’unico vero motivo. Anche le droghe assunte sono diverse: metanfetamine (come la crystal meth), sostanze sintetiche (come il mefedrone), cocaina, ketamina e quantità massicce di Viagra. Tutti volti a prolungare e intensificare l’atto il più a lungo possibile. Queste maratone sessuali (chiamate nel gergo del giro “chillout”) possono durare ore e giorni interi.

Si tratta di circoli chiusi e completamente digitalizzati, in cui letteralmente le persone si “dopano” e anestetizzano del tutto pur di provare un piacere fuori dal comune.

Non c’è un ideale, non esiste un messaggio sociale… Solo una disperata evasione dalla realtà che finisce quando si giunge all’ultimo orgasmo del weekend, prima di dover rientrare in ufficio.

Naturalmente, questo fenomeno ha fatto scattare diversi allarmi, non solo per la circolazione di droghe pesanti e i conseguenti casi di dipendenza e overdose, ma anche per l’alto tasso di malattie sessualmente trasmissibili (IST) che si è generato negli ultimi anni. HIV, epatite C, gonorrea, sifilide e clamidia sono in cima alla lista.

Created by Camilla Marino

Il tema della sessualità è decisamente caldo ultimamente: pare che le nuove generazioni stiano perdendo il totale controllo per quanto riguarda certe esperienze. Si passa dal concedersi senza freno al ripudio completo del sesso. Nel primo caso, in particolar modo appare il cosiddetto “body count“: ditemi, con quanti uomini o con quante donne siete stati a letto? Perché se sono pochi, allora siete degli sfigati che non valete niente, OVVIAMENTE!

Questo è la disgustosa filosofia che aleggia ora tra i giovani… Come se fare sesso fosse una gara, un semplice quanto banale atto fisico e meccanico che indica il valore di una persona.

I social, in questo senso, non aiutano per niente, così come non aiutano le app di incontri come Tinder, che vengono sfruttate nella maggioranza dei casi solo per trovare “il prossimo cazzo o la prossima figa che ci darà piacere”. Sentite quanto suona animalesco?

Entrare in intimità con qualcuno, che sia l’uomo o la donna della propria vita o la gradevole avventura di una notte, non deve essere un atto carnale fine a sé stesso, dedito alla puerile trasgressione. Forse non ci si rende conto che, così facendo, stiamo trasformando un attimo possibilmente e naturalmente meraviglioso, magico e intenso in un mero prodotto di consumo, senza significato o importanza.

Ricordate che l’apertura mentale e la libertà sessuale non è darsi senza remore a quanti più uomini e donne possibili… Ma è scegliere con cura il partner con cui si vuole scendere a un così profondo livello di connessione fisica e mentale, senza curarsi del numero di esperienze avute.

Un body count basso, a mio avviso, appartiene a chi considera il proprio corpo un tempio da non profanare.

Sull’argomento ho scritto un paio di articoli che potete leggere cliccando qui e qua, ma penso che ne scriverò uno più approfondito e rinnovato.

Created by Camilla Marino

Tornando a noi, come sempre, non possono mancare i miei riferimenti artistici e culturali! Prima vi ho menzionato l’etnobiologo Terence Mckenna, ma non vi ho detto che ha scritto un libro molto interessante, intitolato “Il cibo degli dei”, pubblicato nel 1992. Il titolo originale di questo compendio è “Food of the Gods: The Search for the Original Tree of the Knowledge”.

Secondo quanto scritto, l’utilizzo di sostanze psicoattive avrebbe aiutato i primi ominidi durante l’evoluzione, aprendo un mondo di possibilità sullo sviluppo mentale e le prime forme di linguaggio, invitando le generazioni odierne al ritorno allo sciamanesimo e condannando le dipendenze dalle droghe moderne. Il saggio è in vendita su Amazon.

Oppure, posso proporvi un’opera d’arte che offre un eccellente quanto inaspettato parallelismo visivo con il Chemsex. Trattasi del “Trittico del Giardino delle Delizie” (o “Trittico del Millennio”), olio su tavola di Hieronymus Bosch, elaborato tra il 1480 e il 1490 circa, conservato presso il Museo del Prado di Madrid.

Osservate in particolar modo il pannello centrale e quello di destra: in principio, ci viene proposto un paesaggio paradisiaco e festoso, dove stanno avvenendo unioni carnali e alchemiche tra i vari soggetti del dipinto. Quella di fronte a noi è un’orgia di pura estasi, ma intrisa di un senso caotico e sospeso: l’occhio si perde, non sa bene su cosa concentrarsi. Poi arriva l’Inferno, la dannazione, il caos claustrofobico del pannello successivo. Una complessità che Bosch non raggiungerà in nessun altro lavoro e che descrive perfettamente il passaggio dall’illusione allucinogena del piacere alla caduta rovinosa della mente, che richiede un’altra dose, un altro corpo con cui giacere.

E come riassumere in un’unica citazione il senso di tutto questo discorso?

Sfrutterò una frase dell’umorista e scrittore americano Lewis McDonald Grizzard Jr. (1946 – 19994), che descrive perfettamente il momento in cui si oltrepassa un certo limite, sia fisico che psicologico: “Il sesso vizioso è usare una piuma d’oca, quello perverso è usare l’oca intera.”

Scritto da Camilla Marino