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Quando la barbarie prende il posto della protesta

Conoscete il campanile di Limoges? Era un vero gioiello che decorava magnificamente la facciata dell’Hôtel de Ville di Limoges (città francese), costruito tra il 1876 e il 1883 per mano dell’architetto Charles-Alfred Leclerc.

La costruzione, fortemente ispirata allo stile neo-rinascimentale dell’Hôtel de Villes di Parigi, venne eretta soprattutto grazie all’aiuto economico del ricco filantropo locale Alfred Fournier, il quale, nel suo testamento espresse il desiderio di un edificio municipale degno dello sviluppo industriale del luogo.

La torre quadrangolare alta ben 43 metri ospitava un monumentale orologio su ogni lato, nonché quattro statue in pietra che simboleggiavano le virtù storiche ed economiche di Limoges: la Porcellana, lo Smalto, l’Agricoltura e Il Commercio. Fino a pochi giorni la, il municipio, con il suo campanile, era iscritto all’elenco dei Monumenti Storici di Francia, riconoscimento ottenuto nel 1975.

Perché ne parlo al passato? Perché il 17 ottobre dell’anno corrente 2026, quasi tutto il complesso è stato perduto in un incendio doloso. In questo giorno si è compiuta una protesta pacifica contro il carovita, un dilemma che non sta colpendo solo la Francia e l’Italia, ma tutta Europa. In tale contesto, un gruppo di 50 persone incappucciate che nulla avevano a che vedere con il corteo, hanno presidiato l’ingresso e il perimetro del palazzo, incendiando prima alcune auto della polizia e appiccando poi il fuoco alla struttura che, a causa della sua conformazione, è crollata come un castello di carte, lasciando solo un vuoto incolmabile.

Il sindaco di Limoges, Guillame Guérin, dopo il pronto intervento delle forze dell’ordine, ha specificato che i “Casseur” in questione (termine designano le persone che spaccano le vetrine, saccheggiano negozi e commettono atti vandalici) fanno parte della sinistra radicale (“ultra-gauche“).

Sebbene il campanile di Limoges non avesse nulla a che fare con le motivazioni delle proteste in strada, questi criminali (mi rifiuto di indicarli appartenenti a un’ideologia politica, perché di criminali si parla, a prescindere da destra o sinistra) hanno attaccato il municipio in qualità di rappresentazione locale massima degli organi governativi. In effetti, questa è una mossa tipica dei movimenti radicali e anarchici nel corso dei secoli.

Al momento, non sembra esserci alcuna rivendicazione ufficiale sul fattaccio da parte della comunità islamica, come invece si era vociferato nelle ore successive. Ciò che ha indignato e sconvolto pubblico, tuttavia, non è solo il tragico accadimento in sé, dove la Francia ha perso uno dei suoi patrimoni artistici e culturali più rilevanti, ma il fatto che mentre il crollo veniva filmato dai cellulari, la folla attorno esultava, gridando slogan e applaudendo davanti alla torre che bruciava. E c’è persino chi è stato in grado di paragonare l’accaduto alla Rivoluzione Francese…

Inevitabile, però, il parallelismo con quanto successo a Milano, Torino e Bologna in questi giorni. Il contesto è stato il medesimo: manifestazioni pacifiche contro il carovita rovinate da gruppi di minorenni riottosi e immigrati di seconda generazione che non sono scesi in piazza per esprimere un disagio con fermezza e rispetto. No… sono state aperte le gabbie degli zoo e sono fuoriuscite delle bestie che hanno raso al suolo le strade, fatto a pezzi le vetrine e saccheggiato gli esercizi commerciali.

Al di là di qualsiasi analisi politica sul motivo della manifestazione (una problematica seria oltre ogni ragionevole dubbio, le cui dinamiche e implicazioni vanno ben oltre il semplice “abbassare il prezzo della benzina”), costoro non rappresentano di certo il disagio e la rabbia di un popolo. Sono la perversa personificazione dell’ingovernabilità, della barbarie, dell’ignoranza, della stupidità e dell’incapacità di intendere e di volere (e non usiamo la giustificazione della minore età!).

Dei vigliacchi che non hanno neanche gli attributi per mostrare il volto. A tutti coloro che trovano il “coraggio” di scagionare questa guerriglia urbana che ha trasformato le strade in campi da battaglia: non è questo il modo per farsi ascoltare. Se si appoggia anche solo ideologicamente queste oscenità, diventa una legittimazione alla violenza. E in un periodo storico come il nostro, in cui stiamo affrontando una reale Terza Guerra Mondiale “a pezzi”, tutto ci serve fuorché approvare la criminalità.

Il governo sta prendendo seri provvedimenti, mobilitando 500 militari nel capoluogo lombardo nell’ambito Strade Sicure. Ciò anche a seguito della comparsa di una sigla sui social: M1710, che sta per Movimento 17 Ottobre, la data di inizio della manifestazione e degli scontri.

Non si tratta di un’organizzazione formale, quanto invece di un folto gruppo di individui (molti dei quali sotto i 18 anni) che hanno lanciato una dichiarazione: le proteste saranno permanenti, tutti i sabati alle 15:00. Ufficialmente dovrebbe essere un incontro perpetuo e pacifico… Ma gli scarafaggi sono sempre in agguato, per approfittare della situazione.

Si sono create poi due fazioni di dibattito: quella dell’approccio sociologico e preventivo che sostiene la comprensione dei fattori di partenza e del background di questi piccoli malviventi; e quella a mio avviso più giusta che schiera dalla parte del rigore e della legalità, ritenendo che la sicurezza sia la priorità assoluta e tollerare o minimizzare tali atti criminosi in nome di un disagio sociale crei un senso di impunità e danneggi le vittime.

E infatti costoro non hanno assalito i supermercati per rubare il pane o distrutto un distributore di benzina per farsi il pieno all’auto. Hanno assaltato Foot Locker, Decathlon, fumetterie, negozi di vestiti, rapinandoli e facendo incetta di prodotti costosi, sfondando vetrine, alzando barricate e mettendo a soqquadro intere città che dovranno essere ripulite con gli stessi soldi che questa gente tanto reclama… Molto coerente contro il carovita, nevvero?

La libertà si difende con il rispetto, non con la devastazione e il saccheggio: ferma condanna per chi ha messo a ferro e fuoco le nostre città.

Scritto da Camilla Marino