Quando sentiamo parlare di conflitti bellici, naturalmente, la nostra mente immagina immediatamente soldati, tenenti, colonnelli e via dicendo impegnati al fronte. Le testimonianze di coloro che sono sopravvissuti sono sempre a dir poco straordinarie, piene di dolore e di traumi, eppure cariche di onore e spirito patriottico da veri combattenti.
Eppure, non dobbiamo scordarci che fino a non molto tempo fa, anche gli animali facevano parte delle forze armate di tutti i popoli del mondo. Le loro storie, proprio perché le bestie non possono raccontarcele, vengono disperse e dimenticate.
Ma c’è una vicenda, in particolare, che è sopravvissuta all’inesorabile erosione del tempo e della memoria: parlo di Albino.
Albino era… un cavallo! Per la precisione, un cavallo baio maremmano italiano vissuto tra il 1932 e il 1960.
Lui non era un equino come tutti gli altri: è infatti ricordato come un vero e proprio reduce ed eroe di guerra!
Fin da quando era un puledro, Albino venne selezionato per essere inserito nel secondo Squadrone del Reggimento “Savoia Cavalleria”, uno dei più antichi e gloriosi corpi del nostro esercito.
Il suo Cavaliere era il sergente maggiore Giuseppe Fantini (un fantino che si chiama Fantini… quale spettacolare ironia!), Medaglia d’Argento al Valore Militare.
Albino e il “suo umano” parteciparono alla campagna di Russia, in particolare alla carica di Isbuscenskij, avvenuta il 24 agosto del 1942.
Durante la battaglia, Albino rimase ferito a un occhio e a una zampa, salvandosi: al contrario del suo padrone, ucciso in combattimento. Il destriero, però, perse la sella e continuò a correre.
Corse e corse, finché non se ne persero del tutto le tracce… Almeno fino al 1946, quando fu ritrovato a Somma Lombarda: scambiato per un normale cavallo (e non addestrato dall’esercito, poiché, appunto, mancava la sella), venne venduto a un contadino.
Proprio a Somma Lombarda, quell’anno, avvenne un raduno dei Savoia, durante il quale Albino, a causa delle inconfondibili ferite riportate, venne riconosciuto mentre era intento a tirare un carretto. Riacquistato dal reggimento, il quadrupede fu promosso a mascotte. Albino era una vera e propria celebrità! Riceveva addirittura lettere dai suoi ammiratori, divenendo persino beneficiario di una pensione a vita da parte dello Stato.
Passò gli ultimi anni a Merano, amato da tutti, spegnendosi serenamente all’età di 28 anni (che per un cavallo corrispondono a una sana vecchiaia). Il suo corpo venne imbalsamato ed è oggi conservato presso il Museo Reggimento “Savoia Cavalleria” di Grosseto. Un testo in pergamena che accompagna le sue spoglie è firmato: “ALBINO – Mutilato, ferito e reduce della Russia”.
Le vicende di Albino sono state raccontate dal giornalista e scrittore senese Michele Taddei nel suo libro “Steppa Bianca – Memorie di Albino cavallo da guerra”, edito da Edizioni Cantagalli nel 2021.
Il romanzo viene raccontato in prima persona, direttamente da Albino, ripercorrendone i trionfi, la scomparsa e la sua pacifica vita da eroe, rendendo omaggio non solo ai soldati caduti, ma anche a tutti i cavalli e agli animali sfruttati durante la guerra.
Le sue gesta ispirarono anche la nascita di un fumetto: “Albino Cavallo d’Italia”. Uscito per la prima volta nel 1959, questo fumetto fu scritto da Rinaldo Dami e Mario Faustinelli, con le magnifiche illustrazioni curate dal celebre artista Mario Uggeri.
Quando si scava negli archivi della storia, si trovano sempre aneddoti affascinanti come questo: una testimonianza unica, particolare e commovente, che rimane impressa nella mente.
Albino non finirà di certo nel dimenticatoio: con il suo galoppo coraggioso e fiero, ha portato gloria alla nostra nazione.
