Avete presente quel magico momento in cui vi trovate all’IKEA per scegliere il nuovo divano o la nuova libreria da posizionare nello studio e, leggendo i nomi naturalmente svedesi di ogni singolo prodotto (non essendo voi dei madrelingua), pensate di aver evocato qualche tipo di demone millenario?
Una situazione del genere è stata la fonte di ispirazione per tanti meme che sono comparsi in massa sui social, nel corso del tempo.
Vedendomelo ricomparire davanti, mentre scrollavo oziosamente la home di Instagram, per l’ennesima volta, mi sono ritrovata a percorrere mentalmente la mia conoscenza sulla demonologia sumera.
E oggi, ve ne racconto una piccola parte.
Sapete chi è Pazuzu?
Per l’appunto, è un antico demone facente parte della cultura mesopotamica, noto anche come “il signore dei venti, re degli spiriti malvagi dell’aria”.
Figlio del dio Hanbi, il padre infernale di tutte le entità diaboliche, Pazuzu è una divinità demoniaca dalla forma terioantropica, vale a dire che conserva caratteristiche sia umane che animali. Infatti, è rappresentato con un corpo umanoide, la testa di leone o cane, mani da felino e piedi di rapace. Il suo pene eretto culmina in una testa a forma di serpente.
Portatore di carestia nella stagione secca e di locuste nella stagione umida, tuttavia, Pazuzu veniva altresì evocato per combattere un’altra entità demoniaca, sua rivale: Lamaštu, un essere dalle fattezze femminili, persecutrice delle donne gravide e dei neonati.
In antichità si pensava che per scacciare i demoni, occorresse portare con sé degli amuleti con le lor sembianze. Ma soprattutto, venivano sfruttate le cosiddette tavolette di Maqlû: a partire dal 1600 a.C. circa, i sacerdoti della Mesopotamia cominciarono a incidere (con caratteri cuneiformi) su tavolette d’argilla delle vere e proprie istruzioni da mettere in pratica per i riti magici e gli esorcismi atti a scacciare il maligno. Gli esorcisti, a quel tempo, si chiamavano “ashipu”, mentre i “baru” erano coloro che venivano chiamati a interpretare i presagi tramite l’extispicio (la lettura delle viscere degli animali) o l’osservazione degli astri.
Le tavolette sono poco meno di una decina, la maggior parte delle quali rinvenute nella famosa Biblioteca del re Assiro Assurbanipal: contengono un centinaio di incantesimi sfruttati sia dagli ashipu, che dalle streghe e dagli stregoni.
Un ulteriore metodo per contrastare le forze del male, era ricorrere ai Lamassu, divinità alate dalle sembianze leonine. Le persone più ricche le facevano realizzare per collocarle all’ingresso della propria casa, come dei silenti guardiani. I più poveri, invece, posizionavano dietro l’uscio delle statuette protettive.
Tra le statuine più usate, sicuramente, figurava quella di Gula, la dea della guarigione, rappresentata come un cane seduto.
Letteralmente veniva usata come una sorta di cane da guardia spirituale contro la malattia.
Il demone Pazuzu ha conosciuto la notorietà grazie all’intramontabile cult horror “L’Esorcista”, film del 1973 per la regia di William Friedkin e basato sull’omonimo romanzo di William Peter Blatty, pubblicato nel 1971.
Trama: a seguito di uno scavo archeologico in Iran, dove è stata rinvenuta una raffigurazione di questo demone, la protagonista Regan (interpretata da una giovanissima Linda Blair) viene posseduta.
La pellicola è celebre nel panorama cinematografico per essere stata uno dei primi horror ad aver veramente terrorizzato il pubblico, con gente che vomitava, scappava dalla sala e urlava. Ancora oggi, grazie al parallelismo tra scienza e religione, tra esorcismo e delirio psicologico attorno a cui ruota l’intera trama, “L’Esorcista” resta un capolavoro attuale e amato dagli appassionati del genere.
La demonologia è un campo estremamente vasto e ricco, prova del fatto che, nonostante tutto, noi esseri umani siamo irrimediabilmente attratti dall’oscurità, un’oscurità che fa parte delle nostre vite sin dall’antichità (ho scritto un articolo sul tema, potete leggerlo cliccando qui).
Pazuzu è solo uno tra i tanti appartenenti al gigantesco pantheon mondiale delle entità caotiche che abitano il cosmo e non sarà di certo l’ultimo di cui vi narrerò.
