Sapete che esiste una conchiglia velenosa?
Più che di una conchiglia vera e propria, vi sto parlando di un mollusco noto come “cono geografico” o “lumaca cono” (il suo nome scientifico è “Conus geographus”). Per la precisione è un gasteropode, vale a dire una classe che comprende i molluschi maggiormente evoluti del regno animale. Questo in particolare appartiene alla famiglia Conidae.
Con un rischio minimo di estinzione, vive tra L’Oceano Indiano e Pacifico, soprattutto in Australia, Mar Rosso e Golfo Persico, prediligendo acque calde e poco profonde.
Questo essere ha sviluppato un metodo di caccia efficace e letale: infatti, sfrutta una proboscide estensibile dotata di un piccolo arpione velenoso, con cui infilza le sue prede per poi inghiottirle morenti e immobilizzate. La sua dieta comprende piccoli pesci e altri molluschi, ma il suo veleno risulta fatale anche per gli esseri umani.
Questa sostanza è così potente a causa della moltitudine di tossine che contiene (se ne contano a centinaia), che agiscono sull’organismo nel giro di pochi minuti. Per l’appunto, è conosciuta anche come “conchiglia sigaretta”, perché si dice che si abbia giusto il tempo di fumarne una prima del decesso… Come se qualcuno, in una situazione del genere, potesse anche solo pensare di accendersi una sigaretta, anziché (che ne so) chiamare i soccorsi! Se siete fortunati, avete fino a 5 ore prima di andare all’altro mondo.
La puntura risulta quasi sempre indolore sul momento, seguita poi da una fitta intensa, formicolio, paralisi muscolare, danni al sistema nervoso, difficoltà respiratorie e, infine, arresto cardiaco.
E indovinate un po’? Non esiste ancora un antidoto specifico!
Se l’intervento medico è tempestivo, tuttavia, si può sopravvivere, ma occorre fare molta attenzione quando si maneggiano queste conchiglie, poiché possono usare il loro arpione per difesa (giustamente, direi).
Magari, potreste evitare di avvicinarne una all’orecchio per “sentire il mare”…
Le Conus, che possono arrivare a una lunghezza di circa 15cm, si presentano in diversi colori con striature affascinanti alla vista, ma non tutto il male vien per nuocere.
Si è giustappunto scoperto che le ω-conotossine contenute nel veleno hanno un grande potenziale terapeutico come antidolorifico, molto più efficaci della morfina e con meno effetti collaterali. Esiste una versione sintetica chiamata ziconotide, che è già in commercio sottoforma di farmaco.
Come in ogni mio pezzo, non può mancare qualche riferimento dotto e culturale.
Neanche a farlo apposta, il grande pittore olandese Rembrandt, nel 1650, creò un’opera d’arte con protagonista questo mollusco. Nello specifico, la “modella” era una Conus marmoreus. Si tratta dell’unica incisione mai realizzata da Rembrandt: un’acquavite a puntasecca, vale a dire graffiando direttamente la lastra con una punta acuminata.
Il lavoro, intitolato “De schelp” (tradotto dall’olandese, “La conchiglia”), è conservato presso il Rijksmuseum di Amsterdam.
Ecco una piccola curiosità in merito: quando Rembrandt decise di ritrarre questa conchiglia, essa non aveva ancora una denominazione scientifica, la quale le sarebbe stata data solo nel 1758. Perciò, era nota con un altro nome: “Hertshoorn”, traducibile dall’olandese letteralmente come “corno di cervo”, per via della sua colorazione e particolare conformazione.
Vorrei che questo breve pezzo, questa “pillola di curiosità”, serva da ammonimento: la Natura è vasta e ricca, è generatrice di meraviglie e di creature di ogni tipo. Le conchiglie sono un po’ come i suoi gioelli preziosi, i ciondoli marini con cui essa si adorna agli occhi del Cosmo. È ovvio che quando ne vediamo una colorata e particolare, il primo pensiero che abbiamo è quello di prenderla e portarla a casa con noi, quasi alla pari di un piccolo trofeo, di un ricordo di una vacanza, di un modo per poter portare con noi un po’ di quel mare che tanto amiamo.
Eppure, “prendere” senza chiedere non è un lusso che possiamo concederci incondizionatamente… E la Natura ce lo ricorda, a modo suo, come una madre che avverte un figlio.
Attenti a non portare via niente dalle spiagge, a non raccogliere frammenti del mare senza che esso vi abbia dato il permesso di farlo, senza rispetto e senza criterio.
Come diceva la scrittrice e aviatrice svedese Anne Morrow Linbergh (1906 – 2001): “Uno non può collezionare tutte le conchiglie belle della spiaggia; uno può collezionarne solo poche, e sono più belle se sono poche.”
