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L’ascolto ha un nuovo gusto: MOGO, il jazz kissa milanese – A tavola con Camilla

INTRODUZIONE: Perché inserire la mia rubrica food lover “A Tavola con Camilla” nella sezione legata all’Arte?
Perché la cucina È ARTE! Un bravo cuoco non si limita ad assemblare delle materie prime per produrre cibo gradevole al palato, ma inventa, crea, concepisce un piatto in base a uno studio, a una ricercatezza, a un’ispirazione dettata da un’esperienza passata, da un’emozione percepita, che comunica poi attraverso il gusto, il suo stile, la sua filosofia.
È lo stesso processo creativo che avviene quando si dipinge, si scolpisce, si scrive o si fotografa qualcosa… Perché la cucina non dovrebbe essere una parte fondamentale dell’Arte stessa?

 

Noi italiani siamo un popolo ricco d’arte d’ogni genere. Fa parte del nostro vissuto, ha arricchito il nostro animo, ha segnato la nostra storia secolo dopo secolo. E sebbene si stia attraversando un’epoca in cui pare che tale bellezza sia in decadimento, osteggiata da un progresso tecnologico tiranno, noi italiani non demordiamo e continuiamo a circondarci di questa creatività, che tanto ha dato alla vita del nostro Paese. La nostra penisola è costellata di incredibili capolavori: dai magnifici borghi medievali, passando dagli edifici pubblici e privati in cui convogliano tanti stili architettonici differenti, arrivando ai nostri iconici e intramontabili musei, dove riposano meraviglie pittoriche e scultoree leggendarie.

Ma c’è un tipo di arte su cui il popolo dello stivale è particolarmente intransigente ed eccezionalmente meticoloso: quella culinaria! Il cibo è un cavallo di battaglia nostrano, molti degli chef più celebri del mondo arrivano dalla nostra terra e la ricchezza dei nostri piatti è una componente importantissima tutti i giorni dell’anno. Non a caso, la nostra cucina è diventata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (in questo reel che ho pubblicato su Instagram ve ne parlo meglio).

Per noi non si tratta semplicemente di “cucinare roba buona e commestibile”: il cibo è un tassello fondamentale della nostra cultura. Abbiamo costruito un vero e proprio lifestyle attorno ad esso e in effetti, una delle domande per antonomasia, anche fossero le undici del mattino è: “Ehi, che si mangia stasera?”

Ed ecco che entro in scena io: noi milanesi, si sa, pranziamo e ceniamo spessissimo fuori per svariati motivi. Vuoi perché non abbiamo tempo materiale per cucinare a casa, considerato che rincasiamo molte volte tardi dal lavoro; vuoi perché dobbiamo organizzare un pranzo o una cena d’affari; vuoi perché Milano è così grande, globalizzata ed eclettica che è bello uscire e provare posti nuovi, gustare prodotti nuovi, incontrare persone nuove…

Created by Camilla Marino

Con questa rubrica “A tavola con Camilla”, mi piacerebbe rispondere alla domanda “Dove mangiamo oggi?”, proponendovi ristoranti, pub, locali di ogni sorta che ho provato personalmente e che mi sono piaciuti, sia come atmosfera, che come menu.

Tengo a precisare, tuttavia, che io non sono una critica gastronomica: non ho alcuna preparazione o esperienza lavorativa nel campo del food e di certo non mi metterò a stroncare i luoghi in cui non mi sono trovata bene. Il mio scopo è quello di fornire un consiglio prettamente amichevole e spassionato, basato sul puro parere personale e soggettivo. Starà a voi, dopo aver provato, darmi ragione o torto.

Ciononostante, una parte professionale e dotta sarà presente in ogni mio pezzo: mi avvarrò della consulenza di mia zia Consuelo Vecchio, Dietista, Coordinatore dei processi di nutrizione clinica presso l’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano. In ciascun episodio di questa rubrica, fornirà il suo parere nutrizionale su un piatto specifico di cui vi parlerò.

Created by Camilla Marino

Bene, le presentazioni le abbiamo fatte, ora arriviamo alla sostanza.

Per inaugurare “A Tavola con Camilla” sul magazine, ho scelto un ristorante che sta andando molto di moda nel capoluogo lombardo, frequentato sia dai giovani, che da imprenditori che vogliono godersi un business meeting (pranzo o cena che sia, ma anche per un aperitivo o un after-dinner drink) in un’ambientazione accattivante e con un menu preparato ad hoc: sto parlando di MOGO, situato in Zona Farini, in Via Bernini 1C, Milano.

(Qui e qua potete accedere rispettivamente al suo sito e alla sua pagina Instagram)

Ho avuto modo di cenare in questo locale proprio per un ibrido tra un incontro di lavoro e un pasto conviviale tra amici e collaboratori.

Intanto, l’atmosfera è decisamente rilassata e l’estetica vintage di MOGO è super catchy: le luci e i colori caldi avvolgono gli avventori, facendoli piombare in un’epoca retro che si mescola perfettamente con il design pulito e minimal contemporaneo. Un arredamento pop che rappresenta una fusion evidente con il gusto nipponico. Una fusion che si rispecchia anche nel menu.

Il Listening Bar è la loro chicca instagrammabile: una console per la musica corredata di una libreria ricca di vinili d’epoca! Impossibile non fermarsi ad ammirarla per qualche istante, con un sorriso nostalgico in volto, magari mentre si degusta un drink al Cocktail Bar, il secondo padrone della scena con un bancone rettangolare a 360° che cattura l’attenzione non appena si mette piede indoors.

Proprio per queste sue caratteristiche, si può dire che MOGO rappresenti un mood, una vibe vera e propria, ispirata ai jazz kissa. Conosciuti anche in lingua giapponese come jasu kissa, sono dei locali tipici del Sol Levante in cui la musica è la grande protagonista. È lei “la legge”, quella che detta le regole, non rappresenta un semplice sottofondo di cui ci si dimentica nel giro di pochi secondi o a cui non si fa particolarmente caso.

Un esempio di jazz kissa giapponese
Created by Camilla Marino

Per questo motivo, il silenzio e le voci basse sono molto apprezzati in luoghi come questi. Il ciboviene servito in base alla scelta musicale curata dal “masuta”, ovvero il gestore, attraverso impianti Hi-fi altamente avanzati.

E MOGO segue egregiamente tutte queste regole, dando vita a una experience indimenticabile.

Ma veniamo al cibo: i piatti proposti, come accennavo poc’anzi, indicano una perfetta e dominante contaminazione giapponese, anche perché lo chef che li elabora non è un uomo qualunque, ma il grande Yoji Tukuyoshi, che ha lavorato per circa un decennio al fianco di Massimo Bottura, presso l’Osteria Francescana di Modena e che ha conquistato una stella Michelin nel 2015 con il suo Ristorante Tukuyoshi a Milano!

Eppure, in nome della sua idea di una cucina più accessibile, lo chef ha rinunciato alla stella, incentrandosi su una gastronomia che non fosse inquadrata nella Guida Michelin. Ecco il perché della sua gestione al MOGO e non solo: egli è a capo anche di altre icone del food milanese come Bentoteca, Pan & Piccolo Pan e Katsusanderia.

Tuttavia, il nome MOGO deriva dalla parola in lingua Sotho (Africa) “Mmogo”, traducibile come “insieme”.

La sera della mia visita, come assaggio e come antipasto mentre sorseggiavamo un po’ di vino, ci sono stati serviti dei mini burger con carne di Wagyu, maionese, yuzu e cavolo rosso.

Si sa, gli hamburger sono il baluardo del peccato di Gola (insieme ai dolci, a mio avviso). Al primo morso, non ho potuto fare a meno che pensare di ordinarne altri cinque o sei, considerate le porzioni appositamente ridotte. Il Wagyu si scioglieva letteralmente in bocca (e non c’è da stupirsi, visto che si tratta di una delle carni più pregiate sulla Terra), con un contrasto di sapori così egregiamente bilanciato da farmi sentire uno squisito gusto agrodolce al palato.

Come portata principale, invece, ho ordinato degli udon con bisque di gamberi, latte di cocco, gamberi sotto sale e alghe aonori. La scelta del latte di cocco per condire gli udon è stata semplicemente geniale, ha dato vita a un gusto unico, esotico, fragrante, che si lasciava accompagnare come un dolce abbraccio dalla dolcezza del gambero.

Per chi non lo sapesse, gli udon sono un po’ come i “tagliolini” giapponesi, preparati con acqua, farina di frumento e sale, dalla consistenza molto elastica e morbida, il cui consumo sembra risalire al Periodo Edo (tra il 1603 e il 1868).

In merito al Wagyu, ecco il commento della dietista Consuelo Vecchio: «La carne Wagyu, carne di manzo giapponese, ha una consistenza morbida e burrosa ed è famosa per la sua estrema tenerezza dovuta alla marezzatura (grasso intramuscolare). Dal punto di vista nutrizionale, questa carne è ricca di proteine di alta qualità, vitamine del gruppo B, ferro e zinco.

 Sebbene sia abbondante in grassi per la marezzatura presente, ha un profilo lipidico peculiare: circa il 50% dei grassi è rappresentato dai grassi saturi, ma il 50% restante è rappresentato da grassi monoinsaturi (acido oleico, lo stesso presente nell’olio di oliva) e acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6, alleati della salute. Il contenuto di colesterolo è moderato (circa 80-90 mg per 100g di prodotto). La composizione in acidi grassi è però variabile ed è strettamente correlata alla dieta degli animali.»

Quindi, very good!

Insomma, mi è bastata una volta per capire che MOGO era già entrato nella mia personale TOP 10 dei Best of milanesi, con il suo fascino immersivo e una selezione di pietanze dotate di una marcata personalità.

E concludo con una citazione della giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica nostrana Paola Maugero: “Le ricette di cucina sono un bene universale estremamente democratico, un tesoro che appartiene a tutti e che come le sette note può essere combinato in migliaia e migliaia di modi e diventare personale, a volte unico.”

Scritto da Camilla Marino