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Pillole di recensioni – “La Ladra di Parole” di Abi Daré

“Mia mamma mi ha detto che l’istruzione mi dava una voce. Ma io non voglio una voce come le altre. Io voglio una voce forte, una voce che la sentono tutti.”

 

  • La protagonista Adunni di “La Ladra di Parole”, di Abi Daré

 

Ho letto “La Ladra di Parole”, un romanzo scritto dall’autrice nigeriana Abi Daré e pubblicato nel 2021.

La storia è ambientata nella Nigeria del 2014. La protagonista è Adunni, una quattordicenne che vive nel villaggio di Ikati: il suo sogno è quello di andare a scuola, imparare e diventare insegnante, un sogno condiviso dalla madre ormai morta. Tuttavia, a causa della povertà che affligge la famiglia, suo padre la dà in moglie a un uomo molto più vecchio di nome Morufu. Questa sembra la fine per Adunni, ma lei è una ragazza tenace e lotterà comunque, nonostante le avversità, per realizzare il suo sogno, per trovare la propria Voce.

L'autrice Abi Daré, nata e cresciuta a Lagos, Nigeria, prima di trasferirsi in Gran Bretagna

Già da tale sinossi si può percepire l’importanza di un romanzo del genere che, per quanto racconti una storia puramente fittizia, ci ricorda che nel mondo, nonostante il progresso dell’Occidente, esistono ancora Paesi in cui le donne vengono considerate alla stregua di perenni incubatrici umane a cui non occorre un’istruzione o avere un pensiero, un’opinione… Donne costrette al silenzio, senza una Voce.

Ciò che rende ancora più interessante e immersiva quest’opera prima della scrittrice, inserita nella lista “Best Book of the Year” da testate internazionali del calibro di Forbes e The Washington Post, è lo stile di scrittura. “La Ladra di Parole”, infatti, sfrutta il cosiddetto “broken english”, una versione dell’inglese tipica di chi conosce poco la lingua e che, per questa ragione, la parla in maniera scorretta, con errori grammaticali, costruzioni di frasi molto semplici ed elementari e un linguaggio preso alla lettera.

Per noi del Bel Paese, può essere paragonato a quello che noi chiamiamo amichevolmente “italiano correggiuto”. E non lo dico a caso, poiché nella traduzione nostrana si è deciso di mantenere l’idea del broken english, usando, appunto, l’italiano correggiuto.

È una scelta stilistica audace, che conferisce un maggiore realismo e potenza alla voce narrante in prima persona di Adunni, che sottolinea il contrasto tra la sua ignoranza accademica e la sua straordinaria sete di cultura. Un linguaggio che evolve lentamente insieme a lei mano a mano che acquisisce informazioni e sapere.

"The Girl with the Louding Voice" è il titolo internazionale

Grazie a questo stratagemma, lei non è confinata al semplice ruolo di protagonista letteraria, ma di identità vibrante e viva. È come se questa ragazza si confidasse con il lettore, gli parlasse attraverso le pagine.

E ciò che vuole comunicare è un messaggio rivolto non solo alle ragazze e alle donne della Nigeria, ma a tutte coloro che nel mondo vengono costantemente annientate da una sub-cultura fatta e creata dagli uomini.

 

Un invito alla speranza e alla lotta, capace di parlare al cuore di ognuna di noi.

Scritto da Camilla Marino