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Pillole di recensioni – “Talk to Me”

Ho visto “Talk to Me”, un film del 2022 scritto e diretto da Danny e Michael Philippou, nel cui cast figurano Sophie Wilde, Alexandra Jensen, Joe Bird e Miranda Otto.

 

Considerato, a ragione, uno dei migliori horror degli ultimi anni, il lungometraggio ha come protagonista Mia, una 17enne australiana che ha perso la madre da due anni, a seguito di un presunto suicidio.
Durante una festa, a cui partecipa anche la migliora amica Jade e il fratello più giovane di quest’ultima Riley, i ragazzi fanno una seduta spiritica particolare: sono entrati infatti in possesso della mano
mummificata di una medium.
A turna, si accende una candela, si stringe la mano, si pronunciano la frasi “Parla con me” e “Ti lascio entrare” e ci si fa possedere completamente da uno spirito casuale.
Regola degna di nota: il contatto non deve assolutamente durare più di 90 secondi.
Ecco quindi che la situazione precipita quando Riley viene posseduto dalla defunta madre di Mia e lei, disperata, lo costringe a rimanere in contatto per due minuti interi.

Come potrete evincere dalla tipologia di trama, oltre al fatto che si parla del sottogenere horror della possessioni, si tratta di una scrittura maggiormente teen, una con una regia e una sceneggiatura malto interessanti che risultano a tratti decisamente inquietanti.
I fantasmi qui rappresentati vengono massi in scena in maniera molto convincente e ansiogena, bisogna lodare anche il reparto make up e costumi, che svolge un lavoro davvero curato.
Ciò che mi ha lasciata piacevolmente sorpresa è stata l’intera premessa, a mio avviso, che si cela dietro la costruzione del film: una narrazione visiva e metaforica di un trauma profondo dovuto al lutto, con una drammaticità lampante, ma che non sconfina, lasciando l’orrore e la possessione come i due elementi principali della pellicola.
Per gli appassionati del genere, come la sottoscritta, in questo Senso, non siamo certamente a livelli del piccolo capolavoro “Babadook”, ma concettualmente parlando, “Talk to Me” viaggia sulla falsa riga di  quest’ultimo, sapendo tenere alta la tensione e adottando soluzioni non sempre così scontate.
Insomma, un piacevole gioiellino che rinfresca il panorama cinematografico orrorifico dei recenti tempi. Provare per credere.

Scritto da Camilla Marino