Ho visto “Le strade del Male”, un film del 2020 diretto da Antonio Campos, con un cast composto da Tom Holland, Bill Skarsgård, Robert Pattinson, Riley Keough, Jason Clarke, Sebastian Stan, Haley Bennett, Harry Melling, Mia Wasikowska e Douglas Hodge.
Un cast corale dego degno di un colossal. Il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo d’esordio dello scrittore Donald Ray Pollock, pubblicato nel 2011.
La storia segue le vicende di diversi personaggi in un arco temporale di due generazioni, partendo del 1945 fino al 1965, narrando gli avvenimenti senza seguire un ordine cronologico rigoroso.
Il fil rouge che accomuna tutti i personaggi della pellicola è l’oscurità: fanatici religiosi, serial killer,
violentatori, approfittatori.
L’unica figura più “candida” a quella di un giovane uomo traumatizzato in cerca di giustizia.
La scrittura di questo lungometraggio è molto interessante, perché la sua è una struttura autologica, costruita come se la pellicola si costituisse di tanti episodi a sé stanti, seppur collegati.
Il titolo, in questo senso, è decisamente esplicativo: “Le strade del male”, ovvero i vari modi in cui il lato oscuro e buio dell’animo umano ha modo di manifestarsi. La sensazione di trovarsi di fronte a un’antologia di racconti di “kinghiana” memoria è coadiuvata dalla presenza di una voce narrante esterna.
La malvagità si snoda attraverso la follia cieca, la fredda consapevolezza e anche la profonda disperazione, a tratti con sequenze visive piuttosto violente, alternate a una crudeltà più psicologica che estetica.
Inutile dire che tutto il cast interpreta il proprio ruolo egregiamente, ma il fascino magnetico che cattura immediatamente lo sguardo è senza ombra di dubbio quello di
Robert Pattinson, qui un predicatore molesto e perverso.
Un thriller cha analizza la fatalità, il pessimismo e l’indecenza della castra specie, distinguendosi piacevolmente
dalla massa.
