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Pillole di recensioni – “L’amante” di Marguerite Duras

Ho letto “L’amante”, un romanzo scritto da Marguerite Duras e pubblicato nel 1984.
Sono qui per parlarvi di un’opera letteraria importantissima nella storia della letteratura mondiale, considerata un classico letto praticamente da chiunque, tranne che dai miei coetanei. Molti di lora lo conoscono solo di fama e di nome, ma non ne hanno mai sfogliato le pagine.

La fama di questo scritto è testimoniata dal fatto che nello stesso anno di pubblicazione, vinse il Premio Gouncourt (un premio letterario francese istituito nel 1896) e due anni dopo, il Premio Ritz-Paris-Hemingway, vale a dire il premio per il miglior romanzo pubblicato in lingua inglese.

Nel 1992 venne prodotto anche un film omonimo per la regia di Jean-Jaques Arnaud, con Jane March.

Trattasi di un’autofiction, vale a dire un romanzo parzialmente autobiografico. L’autofiction è infatti un genere di scrittura che prevede la mescolanza ben studiata tra realtà ed elementi di finzione, affinché il lettore non sia in grado di distinguere la differenza tra le due parti nel corso della lettura.
In questo caso, l’autrice francese ci racconta del periodo in cui lei, con la sua famiglia, visse nell’Indocina francese, vicino al fiume Mekong, quando aveva tra i quindici e i diciassette anni. Tanto per intenderci, l’Indocina francese durò tra il 1887 e l 1941, prima di diventare la Federazione indocinese fino al 1954 e infine l’odierno Vietnam. L’anno di ambientazione della storia è il 1929.
Durante il suo soggiorno, ebbe una relazione clandestina con il figlio di un ricco possidente cinese, il cui vero nome storico era Huyuh Thuy Le.
Nel romanzo, raccontato in prima persola dalla protagonista, il nome di entrambi con viene mai pronunciato.

Una relazione carnale ostacolata dalla differenza tra i rispettivi ceti sociali e soprattutto dallo scandalo che avrebbe potuto generarsi alla scoperta di più rapporti sessuali occorsi tra una 15enne europea e va 27enne asiatico. No, non per l’età, ma per la “razza”.
A questo punto, avrete intuito che il genere di questo romanzo breve, è l’erotico. Non pornografico, attenzione.
Gli incontri tra i due amanti vengono descritti attraverso uno stile semplice, spoglio, non particolarmente edulcorato, ma con profonde digressioni interiori della ragazza che si alternano agli appuntamenti lussuriosi.

Una passione bruciante e ambigua, perché la protagonista stessa vorrebbe rinnegare certi sentimenti. E lo fa autoconvincendosi di voler essere solo usata sessualmente, come un giocattolo, arrivando addirittura a chiedere al proprio amante di pagarla, alla pari di una prostituta.

Un rinnegare sì, par la convenzioni sociali, ma oltremodo perché l’amore ci espone, ci rende deboli e fragili. È quella cosa che, quando è accompagnata dalla scoperta del sesso, ci rende adulti e a tratti più vecchi. Leggere “L’amante” è come trovarsi dl fronte a un lungo monologo sulle difficoltà, sulla rabbia e sulla paura che può suscitare l’amore, che tuttavia rimane talmente potente da oscurare descrizione paesaggistica, da obnubilare completamente qualsiasi riferimento.
È il suo amante l’Indocina e viceversa. L’Indocina non è più un luogo, ma uno stato d’animo carico contemporaneamente di dolore e di travolgente desiderio.
Un romanzo imperdibile, capace di trascinare uomini e donne in un viaggio alla scoperta dell’amore.

Scritto da Camilla Marino